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Operazione Avamposto, il legale dell’ex guardia giurata pensa al Riesame e puntualizza sulle armi: “Nessuna connessione con la droga”

L'ingresso della casa circondariale di Campobasso

L’ingresso della casa circondariale di Campobasso

Scade tra due giorni la possibilità di presentare la richiesta di Riesame per l’avvocato Antonio Di Renzo, legale di Vincenzo Zeoli, il campobassano finito in manette lo scorso 15 ottobre, insieme al foggiano Giuseppe Bruno, entrambi rinchiusi nel carcere di via Cavour.

Il Riesame servirebbe a ottenere i domiciliari che Zeoli, eventualmente, potrebbe scontare a casa della madre, ove la stessa mostrasse la propria disponibilità.

Prima di trovare in quest’altra attività probabilmente un sospiro per poter tirare avanti, Zeoli aveva perso il lavoro come guardia giurata per una ditta basso molisana.

Potrebbe essere stata, quindi, la disperazione di un padre di famiglia a indurre Zeoli nel circuito dello spaccio. Anche se sembrerebbe che, come affermato da Di Renzo, “parte di quella droga sarebbe risultata negativa. Ovviamente, – le sue parole – non parliamo della cocaina, ma di alcune altre sostanze rinvenute”.

di renzo

L’avvocato Di Renzo

Il legale che sta, dunque, pensando al Riesame vuole, però, puntualizzare la questione delle armi rinvenute a casa del suo assistito. “Si tratta – ha affermato di Rienzo  – di due fucili e una pistola regolarmente denunciate, per le quali mancava solo la comunicazione dell’avvenuto spostamento dall’abitazione che Zeoli occupava in precedenza a Termoli, a quella del capoluogo. Un semplice inghippo amministrativo per il quale il mio cliente – ha detto ancora il legale – ha fornito tutta la documentazione che attesti la regolare detenzione di quelle armi, che nulla hanno a che fare con la droga ritrovata, oppure con la possibilità che il mio cliente potesse usarle”.

L’indagine che lo scorso 15 ottobre ha portato all’arresto dei due uomini, nell’operazione ‘Avamposto’, sarebbe partita dalla mancata assicurazione di un’autovettura utilizzata da Bruno. Proprio nella casa che quest’ultimo ha affittato in contrada Fonte Pozzo è stata ritrovata la droga.

Quando la Polizia ha fatto irruzione nell’abitazione in quella zona così “nascosta” appena fuori dal capoluogo, Zeoli stava uscendo proprio da lì. Ecco perché la perquisizione è stata estesa anche lui e alla sua abitazione, a pochi metri di distanza da quella che è stata definita come “la casa del confezionamento” e dove sono state rinvenute appunto le armi.

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