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In Molise l’Alzheimer fa i conti con il luogo di residenza. Nella regione senza il ‘piano per la demenza’ si cerca di scoprire se il nordic walking può essere d’aiuto ai malati

dentizzi_1L’ambizione è quella di poter trovare una cura entro il 2025. Una vera e propria sfida quella di riuscire un giorno a far fronte all’Alzheimer, definita dal G8 addirittura una priorità.  Con il progressivo invecchiamento della popolazione il numero di malati è, infatti, destinato a crescere in maniera esponenziale. Al momento, però, i farmaci in uso, più che controllare alcuni disturbi comportamentali, non riescono a bloccare l’evoluzione della malattia.

Il sipario sullo stato dell’arte in Molise è stato alzato questa mattina nei locali del centro Alzheimer di via Toscana, da Alfonso Di Costanzo, dell’Istituto di Neurologia dell’Unimol e dal geriatra Mino Dentizzi, responsabile del centro, in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla malattia.

“Non abbiamo numeri precisi in regione, – ha detto Di Costanzo – soprattutto alla luce della presenza di tanti piccoli paesi dove la malattia non viene diagnosticata, ma associata semplicemente all’età avanzata. Tuttavia, tenendo presente i dati nazionali e la popolazione regionale, una stima approssimativa si aggira intorno ai 3-4mila pazienti affetti da demenza che, nella maggior parte dei casi, si configurano come Alzheimer”.

Se le cifre sono in aumento e le cure per bloccare l’evoluzione della patologia ancora non esistono, l’unica soluzione passa allora per la ricerca. E proprio su questo punta il progetto promosso dal centro, che mira a trovare una correlazione tra l’attività di nordic walking  (la camminata nordica con bastoni) e il miglioramento dell’attività cognitiva dei pazienti affetti da Alzheimer.

“Saranno costituiti due gruppi, – ha spiegato il rappresentante Unimol – ognuno dei quali formato da trenta persone. Essi faranno le stesse attività, ma mentre uno, ovvero quello sperimentale, si diletterà nella camminata nordica, il gruppo di controllo non la effettuerà. I gruppi saranno seguiti nel tempo e, dopo 12 mesi, i risultati saranno verificati. Quello che ci aspettiamo è che l’attività fisica influisca positivamente sulla malattia”. Se tutto dovesse andare come sperato si tratterebbe di una ricerca importante made in Molise. Al momento, infatti, l’unico studio simile è stato effettuato sul Parkinson.

Nell’attesa che la ricerca possa andare avanti, in Molise come nel resto del mondo, non resta che investire sulla prevenzione che, la pari delle  malattie cardiovascolari, è incentrata su un corretto stile di vita. Altro punto a favore contro la patologia  resta, inoltre, l’elevata scolarizzazione, che così come il continuo ‘allenamento mentale’, ha un effetto protettivo per la memoria.

Ecco perché in cantiere il Comune, come ha spiegato l’assessore alle Politiche Sociali, Alessandra Salvatore, ha una serie di attività che, anche quest’anno, saranno riproposte durante la settimana del buon invecchiamento. A Palazzo San Giorgio si lavora, inoltre, per far diventare Campobasso ‘città amica della demenza’, al fine di mettere in campo azioni sul territorio per gli anziani affetti Alzheimer.

Investire sulla prevenzione significa, quindi, investire sul futuro, anche se le condizioni più preoccupanti restano quelle attuali, soprattutto in Molise. Ad aprire la dolorosa parentesi il geriatra Dentizzi che ha evidenziato come, la ventesima regione sia tra le poche a non aver ancora recepito il piano per la demenza.

“Ricordo poi come, – ha chiosato ancora Dentizzi –i pazienti che frequentano i centri non siano nello stato avanzato della malattia. Su questo fronte si lavora, infatti, con un progetto di assistenza domiciliare che a gennaio però scadrà. Si tratta di azioni a tempo che non favoriscono la progettualità costante e continuativa, la quale ogni volta deve fare i conti con la paura di un mancato rinnovo”.

Insomma, uno scenario decisamente complicato quello che riguarda l’Alzheimer, soprattutto in Molise dove, alla patologia, in base al paesino di provenienza, non si riesce a far fronte allo stesso modo e dove, il rischio maggiore è che le famiglie siano lasciate sempre più sole.

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