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Consiglio comunale, manca il numero legale per l’approvazione del Documento di Programmazione. Le minoranze insorgono

consiglio comunale campobasso palazzo san giorgioAll’ordine del giorno del Consiglio comunale che questa mattina martedì 29 agosto, è andato deserto c’era il Documento Unico di Programmazione, nonché la “Definizione Agevolata delle controversie tributarie riguardanti il Comune di Campobasso”. Due punti in programma che l’aula oggi non ha discusso, data la mancanza del numero legale eche sono stati rinviati al prossimo 31 agosto.
A disertare l’assise civica è stata la stessa maggioranza, in modo particolare i consiglieri del Pd, contro i quali ora si schierano i civici di Palazzo San Giorgio, parlando di “un atteggiamento incomprensibile”.
La mancanza del numero legale, pratica assai in voga sin dai tempi della legislatura Di Bartolomeo, anche per l’attuale amministrazione non è mai stata un’abitudine disdegnata. Soprattutto ora che nelle stanze di Palazzo Città gli echi di una campagna elettorale, ai nastri di partenza, iniziano a farsi sentire.

Ripercussioni e alleanze, ma anche rotture: nelle stanze del Municipio la resa dei conti è tutta nelle mani delle prossime regionali, il cui esito andrà a influire sul rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale previsto per il 2019.

Dal canto suo il primo cittadino, Antonio Battista, tenta di trovare la quadra, destreggiandosi come meglio può tra beghe politiche e rivalità di una maggioranza che in vista delle regionali appare poco coesa, rispetto ai primi anni di mandato.

Sulla situazione attuale che, finisce per influire sulla vita amministrativa tornano a chiosare i rappresentanti della Coalizione Civica, Marialaura Cancellario, Francesco Pilone e Carla Fasolino, che sono intervenuti duramente sulla mancanza del numero legale del Consiglio Comunale di questa mattina. “L’accaduto di oggi – fanno sapere i civici – è ancora più grave se si considera che in relazione alla definizione agevolata delle controversie, il regolamento deve essere necessariamente approvato entro il 31 agosto così come previsto dalla legge”.

Cancellario, Fasolino e Pilone evidenziano poi, come “la definizione agevolata rappresenti un’opportunità per il Comune, in quanto consente di ridurre il contenzioso in essere e le attività che impegnano la struttura competente nella gestione del medesimo contenzioso e che, invece, potrebbero essere destinate alle ulteriori funzioni svolte in un’ottica di efficientamento dei processi di riscossione delle entrate comunali”.

Stoccata della minoranza anche su l’aver disertato l’approvazione di “un documento cardine della programmazione di un ente”.

“Al di là dei noti problemi interni alla maggioranza, – dicono Cancellario, Pilone e Fasolino – resta l’amarezza di trovarsi di fronte ad un Documento di Programmazione identico a quello degli anni passati, piatto e senza alcuna prospettiva di crescita futura per la nostra città. Dopo quasi un decennio di crisi economica, ci saremmo aspettati di vedere l’amministrazione impegnata su politiche di rilancio dei vari settori e su un lavoro ragionato fatto di prospettive volte a dare una nuova immagine a un capoluogo di regione. In un periodo in cui i problemi dei cittadini sono rimasti immutati, pensiamo all’abbandono e al degrado delle strade, alla raccolta differenziata che non riesce a partire in tutta la città, al problema degli immigrati e non da ultimo quello serissimo della sicurezza delle scuole, non rimane altro – concludono i Civici – che prendere atto di questo DUP su cui esprimiamo tutta la nostra contrarietà poiché a nostro avviso non programma alcunché di positivo ma resta un semplice documento di buoni propositi senza un riscontro reale nei fatti”.

“Ancora una volta, – ha detto invece l’ex candidato sindaco del Movimento Cinque Stelle, Roberto Gravina il Consiglio comunale salta miseramente a causa di divisioni interne. Una seduta non di poco conto, visto che riguarda l’approvazione del documento politico-strategico più importante. Divisioni – ha evidenziato – che non porteranno comunque alla caduta del Consiglio, almeno fino a quando farà comodo ai tanti consiglieri e assessori comunali pronti a salire sul treno delle elezioni regionali”.

Dunque, l’accusa più forte resta quella della mancata programmazione a oltre metà mandato dell’attuale legislazione. Eppure basti pensare di come le diatribe politiche diventino molto più leggere in sede di Commissione, quando probabilmente è il gettone di presenza a mettere d’accordo tutti.

fab.abb

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