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Una storia di Ferragosto / Il viaggio di Laura Venezia in Laguna: “Ho trovato una rosa in un angolo di mondo”

IMG_4221Venezia, estate 2017. Una scrittrice del Sud di origini ebraiche ritorna in laguna per rimettere insieme ricordi, sentimenti, fragilità luminose e un passato che evoca tante cose, tra cui un antenato violinista. Perché vedere è importante, riconoscersi in ciò che si vede è tutto.

La tua città è uno di quei legami che mi aiutano a vivere.  È una combinazione ritmica in cui le unità di tempo perdono qualsiasi valore.

L’incontro con te avvenne per la prima volta al principio di un autunno quasi crudele. Un vento di bora scura, discontinuo, faceva da contrappunto con i suoi refoli alla calma di un cielo cupo, deposto sul mare come una volta in rovina in cui le nubi pesanti ma sfilacciate lasciano intravvedere gli affreschi del sole. Eppure qui in estate tutto sembra avere la composta bellezza di un arazzo.

Come spesso accade nella laguna veneta, sembrava che l’autunno-con le sue dita ruvide, intagliate nella scorza del tempo avesse abbassato fin troppo presto le palpebre dell’estate, sprangato le porte e le finestre di case vuote, arredate di sola luce, che ora mi apparivano come volti di donna assopiti, riversi l’uno accanto all’altro e il cui riposo sprofondava nella strana proiezione della via d’acqua.

Conosco fin troppo bene Venezia, eppure questa città conserva uno scarto, una tenera ombra ostile che presto avrei riconosciuto anche in te.

Ora sono tornata. Sono sola e sono tornata. Sono di nuovo in laguna per la presentazione dei miei libri e mi accoglie lo splendore dell’estate: più o meno quello che i musicisti chiamano rehearsal, una prova d’orchestra della gioia che mi condurrà per mano attraverso i luoghi che più amo.

Vorrei tornare soprattutto al ghetto ebraico, sulle tracce di quell’antenato violinista di cui mio nonno parlava spesso e che mi ha ispirato uno dei miei libri.

Ho attraversato lunghi corridoi, come quelli di certe vecchie case romane, vecchie come ferite antiche. Ho dormito in tante stanze, mangiato a tutti quei tavoli dove non mi avresti mai più fatto compagnia.

Il tuo volto è il volto dell’autunno. Il tuo sguardo appare come una stagione che sembra ruotare attorno alle altre, che il suo senso, i suoi umori e persino le sue ragioni sembra succhiarle dalla linfa circolante in altre luci, in brezze più tiepide, in ore in cui il cielo non si oscura troppo presto.

Sono qui, sopraffatta dalla bellezza. Appena il tempo di cambiarmi, prendere la mia attrezzatura e dalla Calle Goldoni sono subito al bacino Orseolo e finalmente, come in un gesto da prestigiatore, da un sotoportego buio e misterioso appaiono Piazza San Marco, la Basilica dei sogni, i bambini coi piccioni, i giapponesi annoiati al Caffè Florian e d’un tratto la bellezza ultramarina della laguna, sui cui si posano miracolosamente San Giorgio Maggiore e, poco più lontano, la Punta della Dogana e la Basilica della Salute. L’importante ora è guardare. Chi impara a guardare saprà cosa dire e capirà come dirlo.

Laura Venezia

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