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Storie di giovani / Giuseppe Iglieri: dall’Unimol alla Columbia University sul cammino tracciato da Adriano Olivetti

Foto Columbia

Giuseppe Iglieri

Le storie di vita in controtendenza con i numeri e le statistiche. Se i dati Censis collocano l’Università degli Studi del Molise a fondo classifica tra gli Atenei italiani, tra i commenti del rettore Gianmaria Palmieri che parla di classifiche che “penalizzano le aree interne, perché fondate prevalentemente su dati di contesto territoriale”, oltreoceano c’è chi, invece, sente di esprimere il proprio ringraziamento all’ateneo molisano per l’esperienza di studio vissuta negli USA.

A parlare è Giuseppe Iglieri, giovane molisano che si trova a New York per realizzare un dottorato di ricerca, della durata di sei mesi, presso la Columbia University, in qualità di Visiting research scholar in European History. Il giovane di origini isernina descrive l’esperienza nella Grande Mela come un’opportunità dove poter lavorare, pur provenendo da un piccolo ateneo, con e al pari di altri ragazzi.

“Mi sto confrontando ad ugual livello – racconta Giuseppe con ricercatori e studiosi provenienti da diverse atenei dislocati nel mondo. Ciò dimostra, qualora ancora ve ne fosse bisogno, che, a dispetto di classifiche varie e contrastanti tra loro negli esiti, l’ateneo molisano è capace di formare studiosi in grado di cimentarsi in contesti accademico/scientifici di rilievo internazionale. Chiaramente – aggiunge molto si può e si deve fare per migliorare le strutture e, soprattutto, gli investimenti nel campo della ricerca sociale, ma il livello attuale non può essere assolutamente considerato inferiore a quello di altri atenei italiani”.

Il percorso che ha condotto Giuseppe a varcare la soglia della prestigiosa università è iniziato nel 2014. “Tre anni fa – dice il giovane ricercatore ho riscoperto la storia politica di Adriano Olivetti e del suo partito, il Movimento Comunità. Deciso a voler dare nuovo lustro a una vicenda, troppo facilmente accantonata, ho scelto di tentare il concorso di dottorato e, così, ho costruito un progetto di ricerca incentrato sul tema. Sono riuscito nell’intento e, negli anni successivi, ho recuperato sia documenti d’archivio che testimonianze di personaggi direttamente coinvolti. Gli studi hanno rappresentato una chiave inedita dell’attività politica di un personaggio illuminato quale fu Olivetti”.

Un progetto sul quale il molisano ha avuto sempre le idee chiare. “Non ho mai avuto dubbi sul periodo di dottorato all’estero che doveva essere alla Columbia. Il perché ha una correlazione ben precisa con la storia da me studiata. Negli anni Cinquanta, infatti, Olivetti andò a New York, alla Columbia University, dove oltre a tenere una serie di seminari, incontrò il brillante ricercatore Mario Tchou. Dopo quell’incontro Olivetti portò Tchou ad Ivrea, sede principale dell’azienda Olivetti, e gli affidò la direzione del comparto elettronica. Dopo pochi anni da quella struttura sarebbe nato il primo computer della storia mondiale, l’Elea 9001”.

Il giovane studioso racconta, poi, come, in nome di un futuro migliore, conciliare più impegni sia possibile. “Il mio percorso universitario è iniziato nel 2004 e terminato nel 2011 quando ho conseguito la laurea magistrale con lode. In quel periodo, inoltre, per essere economicamente autonomo lavoravo in fabbrica. Svolgere un lavoro, anche duro, e studiare allo stesso tempo è possibile. Dopo la specialistica poi ho deciso di abbandonare l’ambito accademico e dedicarmi alla politica, un’altra mia grande passione”.

È in questo modo che ha avuto inizio un altro capitolo della vita di Giuseppe, ex Sel ed attualmente Segretario del Movimento Federalista Europeo di Isernia. E proprio la passione politica probabilmente porterà Giuseppe nuovamente in Molise. “Dopo questa esperienza – afferma infatti ritornerò nella terra a cui sento di appartenere e verso la quale mi sento in dovere di continuare a prestare il mio impegno scientifico, ma anche sociale e politico. E’ infatti alla nostra generazione, quella dei trentenni, una delle più sfortunate della storia italiana, nonostante le enormi opportunità tecnologiche, che a mio avviso spetta il compito di ridestare il contesto territoriale in cui viviamo e vorremmo continuare a vivere. E contribuire, anche in parte, alla realizzazione di questo obiettivo sarebbe la realizzazione di un altro sogno che attualmente custodisco gelosamente nel cassetto”.

Da oltreoceano Giuseppe continua ad essere convinto delle grandi risorse del Molise, “dove tutti, soprattutto i più giovani, dovrebbero impegnarsi per provare a dare un contributo alla società, in cui realizzare il proprio futuro”.

“Sembrano parole scontate, frasi fatte, – dice ancora – ma quanti di noi sarebbero disposti a impegnarsi attivamente? Eppure è solo in questo modo che cambieremo il destino della nostra terra e delle nostre vite. Tutto questo lo si può e lo si deve fare anche in Molise e, se io sono diventato research scholar alla Columbia, allora chiunque può ambire a cambiare in meglio la propria terra e la propria vita”.

Giuseppe crede davvero nelle parole che pronuncia, quelle che affianco ai sacrifici di conciliare lo studio al lavoro lo hanno ora portato nella Grande Mela. Parole di speranza soprattutto per la generazione dei trentenni molisani che troppo spesso guardano la terra dalla quale provengono con un sorriso dal sapore amaro.

lud.col.

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