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Danno erariale da quarantamila euro, in Appello condanna confermata per gli ex IdV, Di Pietro, Parpiglia e Tedeschi

I consiglieri regionali Parpiglia e Di Pietro

I consiglieri regionali Parpiglia e Di Pietro

I consiglieri regionali Cristiano Di Pietro e Carmelo Parpiglia e l’ex Cosmo Tedeschi dovranno restituire alla Regione Molise 40mila euro, quattromila euro in meno rispetto alla sentenza di primo grado. Confermata in Appello, a Roma, la condanna in primo grado per danno erariale, per l’utilizzo non secondo le finalità dei gruppi consiliari dei fondi dedicati per le attività istituzionali di Palazzo D’Aimmo, relativamente all’anno 2012.

Rispetto al primo grado, la prima Sezione Giurisdizionale centrale d’Appello della Corte dei Conti, che ha respinto il ricorso dell’avvocato Salvatore Di Pardo, ha rivisto la cifra totale da restituire da parte dei tre ex appartenenti al gruppo dell’Italia dei Valori.

Per i giudici contabili, Di Pietro, Parpiglia e Tedeschi “non hanno usato in maniera corretta i finanziamenti previsti, sostenendo spese non riconducibili a esigenze e finalità istituzionali del gruppo consiliare stesso”.

Quasi la metà del danno erariale è stato riconosciuto a Tedeschi.

Il consigliere regionale Di Pietro, delegato alla caccia, ha utilizzato il proprio profilo facebook per commentare la sentenza, scrivendo: “Prendo atto della decisione della Prima Sezione Giurisdizionale centrale d’Appello della Corte dei Conti nell’ambito dell’inchiesta sull’utilizzo dei fondi dei gruppi consiliari nel 2012, ricordando altresì che è stato disposto dalla Procura della Repubblica, sempre sulla stessa vicenda, un decreto di archiviazione che esclude qualunque mio coinvolgimento in materia penale. Premesso che ho sempre avuto piena fiducia nell’operato della magistratura e che tutte le sentenze si rispettano, posso dire di aver agito in assoluta trasparenza, ritenendo di utilizzare in maniera corretta i finanziamenti previsti, ispirandomi al principio di massima sobrietà anche ed anzitutto nell’utilizzo dei fondi pubblici. La parte che mi è stata contestata, nello specifico, riguarda esclusivamente spese per contratti di addetto stampa e locali che ho utilizzato per lo svolgimento del mio mandato e non di certo per viaggi di piacere, banchetti o regali di nozze”.

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