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Pozzi di Cercemaggiore, l’emergenza ambientale passa nelle mani del Capo della Protezione Civile e dell’Ispra

L'area dove sono localizzati i pozzi estrattivi a Cercemaggiore

L’area dove sono localizzati i pozzi estrattivi a Cercemaggiore

Sarà il Capo del Dipartimento di Protezione Civile, il Prefetto Franco Gabrielli, l’Ufficio territoriale di Governo di Campobasso, nonché l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale a interessarsi dell’emergenza relativa ai pozzi di contrada Capoiaccio a Cercemaggiore.

A renderlo noto, il consigliere regionale Salvatore Ciocca, il quale di ritorno dall’incontro di ieri nella sede capitolina del Ministero dell’Ambiente fa sapere di aver interessato le figure e gli enti competenti per situazioni che evidenzino tali allarmi.

La richiesta di supporto inoltrata dal Molise che, a questo punto contempla la possibilità di una bonifica immediata dell’area, vuole rispondere a domande da cui ormai non è più possibile prescindere. “Cosa è accaduto dagli anni Sessanta al 1989, anno in cui i pozzi furono chiusi e, soprattutto cosa sarebbe stato re-immesso negli stessi?” sono infatti i pezzi mancanti di un puzzle che potrebbe rivelarsi dannoso per la salute di chi vive in regione.

Una situazione che preoccupa non poco il Molise intero anche alla luce di quello che lo stesso Ciocca ribadisce.  “In questi mesi a seguito delle dichiarazioni rese da alcuni dipendenti dell’impianto – racconta l’esponente di palazzo Moffa – abbiamo appreso anche di possibili sversamenti non autorizzati provenienti da non meglio identificati impianti dell’area industriale del Mugello e di Porto Marghera.  Ecco perché – prosegue – per fugare ogni dubbio, ogni sospetto abbiamo tutti, ognuno per le proprie responsabilità,il dovere di intervenire immediatamente”.

In realtà il Dipartimento di Protezione Civile nel novembre scorso, era già stato interessato della necessità di controlli e interventi approfonditi per la zona dei pozzi, ma come sottolinea l’esponente dei Comunisti Italiani in Consiglio regionale “sette mesi fa non eravamo ancora a conoscenza di quello che il territorio circostante i giacimenti estrattivi della Montedison avrebbe evidenziato. Ovvero i livelli di radioattività anomali e superiori fino a 10 volte il valore del fondo naturale del terreno e tracce di benzene e diclorometano fuori norma rispetto ai parametri definiti nel Testo Unico Ambientale”. 

I livelli a cui si riferisce Ciocca sono quelli emersi dai monitoraggi effettuati nel periodo compreso fra i mesi di gennaio e giugno dall’Arpa Molise. Risultati che come ribadisce ancora il consigliere regionale fanno emergere la necessità di individuare al più presto “un percorso istituzionale utile alla messa in sicurezza dell’area in questione e alla esaustiva conoscenza delle motivazioni di tali risultanze d’indagine, ferma restando la contestuale ricerca delle responsabilità eventualmente addebitabili”. 

Anche perché, “l’obiettivo principale resta sempre identico: scoprire come mai i terreni  – che anche in passato sono stati oggetto di analisi dettagliate e controlli sulla radioattività senza evidenziare alcun dato sensibile –   oggi raccontino un’altra verità”. 

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