Cronache marziane / Corpus Domini, il toto-nome del cantante e la festa di cui (s)parlare

Corpus Domini

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CRISTINA SALVATORE

Manca poco più di un mese alla tanto amata festa del Corpus Domini e nell’aria già comincia a sentirsi quell’inequivocabile puzza di bruciato: tanti campobassani hanno iniziato a fondere le meningi a furia di pensare al nome del papabile artista che potrebbe calcare il palco la sera del 18 giungo in Piazza Prefettura a Campobasso e dare vita al concerto “fatto in casa” più atteso e chiacchierato dell’anno.

Le proposte esternate dagli stessi cittadini sono numerose e spesso totalmente divergenti, agli antipodi: si spazia dai Pearl Jam a Gigione; dal fantasma, rievocato tramite seduta spiritica, di Fabrizio De Andrè alla figura mitologica di Gaetano il Rospo; da Maria Nazionale a zia Maria di Bagnoli del Trigno; da Laura Pausini alla vicina di casa in menopausa; da Franco Battiato a Pippo Franco, e via così, fino a pronunciare il nome di Francesco Gabbani, il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo che, per quanto apprezzabile, ha partorito giusto una canzone in più dei Jalisse e il concerto avrebbe la stessa durata della popolarità dei Jalisse. Unica cosa certa: impossibile mettere d’accordo tutti a meno che non si pensi di invitare la cover band ufficiale dei Beatles, l’unico gruppo mai esistito capace ancora oggi di mettere insieme i gusti musicali più disparati, azzerare l’età anagrafica dei singoli e interrompere definitivamente la querelle. Ma quanto potrebbe costare il “concertone” che chiude la festa delle feste? E’ un problema di non poco conto che la maggior parte dei cittadini si pone ogni santo anno. La risposta è: un mare di soldi ma non un oceano. In realtà trovare all’interno del panorama musicale italiano personaggi di spicco che chiedano una mentina e il rimborso del gasolio in cambio della prestazione artistica è concepibile solo nei film di Spielberg riusciti molto bene, anche perché il santo lavoro, come il precariato insegna, va retribuito sempre. E più cresce la fama, più cresce la fame di danaro: è la legge del mercato e bisogna farci i conti.

A quel punto qualcuno ha avanzato l’ipotesi di abbandonare Bobby Solo in autostrada, liberare Il Volo sulle Gole del Quirino e far arrivare in città qualche esponente di rara bravura made in Molise: i nostri prepararti e talentuosi ragazzi. Tradotto: musicisti locali che potrebbero accontentarsi di pochi spiccioli e via, il resto tutto ai poveri. Sembra la trama di un cortometraggio della Disney e invece trattasi di proposte in carne cruda ed ossa. Quello che non torna è il motivo per il quale dei ragazzi validi, la cui unica “colpa” sarebbe quella di essere meno conosciuti dei locali all’interno del Terminal Bus di Campobasso, dovrebbero ricevere giusto i soldi per comprarsi un panino con scapece ma offrire al pubblico il proprio tempo e le proprie competenze come se il loro lavoro valesse neanche un miliardesimo di quello stesso lavoro svolto dai “Big”.  E, ancora, come se “il basso” fosse un nanetto all’interno del gruppo con il compito di mixare dischi registrati da altri e non uno strumento complesso che richiede studi e abilità per essere suonato a mestiere. L’idea sarebbe stata brillante se la proposta avesse toccato le giuste corde: ossia pensare di far aprire il concerto serale ad un gruppo nostrano proseguendo, poi, con la musica dell’artista famoso in grado di attirare l’interesse dei forestieri e consegnare degna visibilità ai giovani emergenti del posto. Affrontando invece il discorso “compenso”, per tanti troppo alto (quasi uno spreco per quelle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese), c’è una piccola questione da non sottovalutare. Il Corpus Domini è la festa più sentita dall’intero popolo molisano e questo è incontrovertibile. Addirittura i “Misteri” avrebbero tutte le carte in regolare per poter chiedere di essere riconosciuti come patrimonio Unesco. Ciò significa solo una cosa: l’antica sagra piace. Le giornate di festa che precedono il Corpus Domini, piacciono. Attirano turismo, portano moneta e restituiscono qualche soldo a tutte quelle persone che mandano avanti una qualsiasi forma di attività o che partecipano dinamicamente all’organizzazione degli eventi. Denaro previsto in bilancio, versato dalla comunità anche attraverso il pagamento delle tasse. E’ quindi la festa del popolo, voluta dal popolo per il popolo, anche per i meno abbienti che un concerto potrebbero vederlo in una piazzetta di città e difficilmente al San Siro. Per quanto riguarda la serata che chiude l’evento, solitamente trascina dietro sé un numero imprecisato di turisti che solo la visita di Papa Francesco può fare scopa. Per giunta, un’invasione del genere si ripete un’unica volta l’anno: come per la riproduzione delle volpi, per la pulizia degli infissi delle finestre, per la nidificazione dell’ Airone Cenerino e per il lavaggio dei capelli di Ozzy Osbourne. E quindi la soluzione migliore da mettere in atto sarebbe quella di godere fino in fondo l’evento, mostrando partecipazione e proposte legittime ma concrete. Le polemiche, semmai, lasciamole alla fine, quando tornati a casa con la pancia piena e la corde vocali consunte si troverà comunque qualcosa di cui (s)parlare.

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