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Kumi Club, i residenti di Porta Mancina insorgono. “Nessuna minaccia, i nostri appelli sono rimasti inascoltati, per questo siamo arrivati all’esposto”

porta_mancina_kumi_clubI residenti di via Porta Mancina a Campobasso non ci stanno alle dichiarazioni fatte da uno del titolare del Kumi Club. Dopo lo sfogo di Nico Polzella, avvenuto sulle pagine di CBlive, sulla decisione di chiudere il locale, a parlare questa volta sono alcuni dei firmatari dell’esposto fatto in Procura. Dodici per la precisione i nomi apposti sotto al documento che denuncia come in via Porta Mancina le notti del fine settimana fossero diventate “un incubo”. Un documento nel quale gli abitanti della zona si appellano all’articolo 2, lettera B comma 2, della legge numero 67 del 28 aprile 2014, nonché alla sentenza della Corte di Cassazione numero 15258/2006 in cui viene precisato che “la gestione di un locale di intrattenimento deve fare in modo di impedire che i clienti di quel locale facciano schiamazzi e rumori che, per la durata, l’intensità o la modalità dell’esecuzione e per le circostanze di tempo e di luogo siano idonei a provocare una sensazione psichica di disagio e di intolleranza a tutti coloro che si trovano a diretto contatto con il luogo ove gli schiamazzi e i rumori si verificano”.

Dal giovedì al sabato le numerose persone che stazionavano nel vicolo, anche fino alle 4 di notte, producendo schiamazzi di ogni genere rendevano impossibile il riposo dei residenti”. A parlare sono proprio due di loro, entrambi con figli piccoli, che tengono a precisare non solo di non aver mai minacciato nessuno, né tantomeno gettato secchiate d’acqua sui clienti del locale, ma soprattutto vogliono sottolineare come “se, con i titolari del club si fosse trovato un punto di incontro, non si sarebbe arrivati a tanto”.

Mio marito – dice una delle residenti – esce di casa ogni mattina prima delle cinque, ho due figli, uno di questi con problemi di salute e, so perfettamente cosa significhi nella vita fare dei sacrifici. Mi dispiace che abbiano deciso di chiudere, ma se avessimo avuto un altro trattamento non saremmo arrivati a dover presentare addirittura un esposto”.

Sempre i residenti evidenziano come gli schiamazzi avvenissero in una zona in cui è presente anche una casa famiglia. “La struttura ospita minori con problematiche particolari costretti a tutto quel frastuono nelle ore notturne del fine settimana”.

Gli fa eco un giovane in procinto di trasferirsi altrove, anche lui con un bambino di pochi mesi. A detta di chi abita in zona la cosa peggiore è che i titolari del club siano stati poco propensi a trovare una modalità che garantisse una pacifica convivenza. “Da tempo – raccontano ancora gli abitanti del vicolo – la nostra richiesta era quella di spostare l’apertura del club su viale del Castello, per il quale il locale è già predisposto. Ma l’ipotesi non è stata mai nemmeno considerata dai titolari”.

“Una notte è stato necessario l’intervento del 118. Mio marito – dice ancora la donna – non dormiva da diverse ore e, alzandosi alle 4 del mattino per andare a lavoro, era particolarmente nervoso”.

Una situazione insostenibile, dunque, quella raccontata dagli abitanti del vicolo del centro storico che, però, negano qualunque tipo di minaccia di cui ha, invece, parlato Polzella. “La situazione – raccontano – ci ha esasperato, è vero che è volata qualche parolaccia, ma nessuno mai si è permesso di avanzare intimidazioni di alcun tipo”, dicono ancora i residenti visibilmente sdegnati da una circostanza in cui “il buon senso avrebbe potuto prevalere”.

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