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Il chitarrista di Ivana Spagna innamorato del Molise. Parla Carmine Migliore: dalla passione per la musica a quella per le chiese della piccola regione

carmine_miglioreLUDOVICA COLANGELO

Bandana in testa ed occhi fissi sulle corde della chitarra elettrica. È così che  Carmine Migliore affronta il suo viaggio all’interno della musica ed è in questo modo che viene ritratto su ogni palco sul quale ha suonato, dai più rinomati, a quelli delle piazze più piccole, proprio come avvenuto la sera del primo maggio a Fossalto, quando, il chitarrista e cantante è stato ospite del gruppo Acoustic Tribe.

Il chitarrista e corista di Ivana Spagna, nato a Capua in provincia di Caserta, è in realtà un amante del Molise. Per un periodo Migliore, come racconta, ha anche “fatto il testimone al marchio di chitarre del  liutaio bojanese Gaetano Iannotti che ebbe un successo in tutta Europa”.

“Dal 2002 – dice il chitarrista – dopo che ho lasciato i Collage ho iniziato a frequentare il Molise: una regione molto vicino alla mia terra. Le persone, ad esempio, sono molto socievoli, calde come anche nel casertano. La natura è straordinaria. Un anno – ricorda  Migliore – sono venuto in vacanza in Molise e ha avuto la possibilità di scoprire posti meravigliosi. Ad esempio, amo molto girare nelle chiese.

Molto più indissolubile del legame con il Molise è però quello con la musica. Il percorso dell’artista innamorato del Molise è, infatti, iniziato fin dalle prime sillabe pronunciate, essendo nato in una famiglia dove la musica c’è sempre stata. “Mio nonno paterno e – dice –  il fratello di mia madre cantavano, uno zio suonava la fisarmonica e due zie il pianoforte, mentre sempre un’altra zia, oltre a scrivere poesie, scriveva anche canzoni. Io sono l’ultimo di quattro figli e, quando sono nato, mio fratello, più grande di nove anni, già utilizzava la voce come strumento”.  

Un viaggio iniziato a un’età acerba, in quel periodo della vita durante il quale, spesso, ancora si hanno le idee confuse. Ma non è stato così per l’artista campano che, nel tracciare il principio del suo legame con la musica, racconta di come non abbia mai visto un altro futuro se non quello del lavoro con una chitarra al collo.

“Le prime note con la chitarra sono arrivate quando avevo 14 anni e frequentavo gli scout. Il capo gruppo, però, quando iniziai a fare sul serio, mi chiese di scegliere tra la musica e l’attività da scout. Io già avevo le idee molto chiare e così scelsi la musica, sapevo che sarebbe diventata il mio vivere. Se non fosse stato per l’episodio appena raccontato, probabilmente, sarei restato all’interno dell’associazione. Gli scout, però, non erano un lavoro e io volevo fare il musicista di professione”.

Un legame quello tra la musica e Carmine iniziato nel focolare domestico ma che non voleva, però, rimaner chiuso tra le mura di casa.“Avevo – racconta l’artista – 22 anni durante il primo tour europeo al fianco di Mal”.

Quando Carmine inizia a parlare delle prime collaborazioni traspare subito come il disegno di vita che aveva immaginato per sé, si sia realizzato in pieno.

“Era il 1989 ed io ero reduce dal servizio militare. Nella musica basta poco per uscire fuori dal giro. Io, in attesa che arrivasse settembre e si formassero i gruppi, feci un concorso come assistente guardia municipale. Il posto fisso, anche se provenivo da una famiglia dove la musica era di casa, faceva sempre gola. All’epoca non c’erano i telefoni e a Capua si riunirono alcuni artisti che mi vennero a cercare. Serviva, infatti, un chitarrista per Mal e così feci il provino, dopo il quale iniziai a collaborare con Mal”.

In che senso a cercarlo? “Sì perché suonavo in un gruppo molto conosciuto in Lazio, Campania e Molise”.

È in questo modo che inizia la prima di una lunga serie di collaborazioni  di cui Carmine può vantare. A seguire, infatti, tra i tanti ci saranno artisti come i Collage, Paolo Belli e, da due anni, Ivana Spagna.

Ha detto di aver avuto le idee chiare già all’età dei quattordici anni. Perché voler vivere di musica?  “L’ho sempre ritenuta l’unica ragione di vivere, ho foto che mi ritraggono a un anno mentre cantavo.  È  ciò che ho sempre voluto fare e con tutti i pro e i contro è stato così. Non immagino la mia vita in un altro modo se non come è ora”.

Crede ancora, data la sua esperienza, nel valore educativo di determinate associazioni?  Penso che proprio in questo periodo storico abbiano una grande importanza. Io, oltre a fare il chitarrista insegno anche presso l’Accademia di Musica Sonorika di Vairano e l’Istituto Antonio Sebastiani a Minturno e Spigno Saturnia. Vedo che molti bambini riescono a percorrere la retta via grazie alla passione che coltivano.  Se non si hanno interessi oppure legami forti con la famiglia o la religione è facile smarrire l’orientamento. Importante, però, in ogni percorso, sono le figure che si incontrano”.

Lei ha studiato anche al conservatorio di Benevento. Cosa pensa della situazione in cui riversano molti centri musicali statali?  “I conservatori piccoli soffrono molto. Un aspetto positivo, però, è che i centri di formazione musicale abbiano aperto le porte a nuovi settori come il jazz  e ciò ha aumentato gli iscritti. Qualche anno fa a Napoli aprirono il corso di chitarra Jazz e io decisi proprio in quell’occasione di laurearmi. Dopo l’istituto magistrale, infatti, ho studiato nel Lazio presso l’Università della Musica, però, la laurea era riconosciuta solo nei confini  regionali. Ho girato conservatori più piccoli di quello di Benevento e mi rendo conto che la chiusura, di alcuni centri  sarebbe un grave danno per la formazione musicale dei giovani ”.

Lei ha iniziato quando era ancora molto giovane, in un’età dove ancora non c’è l’esigenza di mettere su famiglia, dopo si è sposato. Come si può conciliare lavoro e casa?  “Nel primo lavoro con un artista molto conosciuto avevo già al mio fianco la donna che poi ho sposato. Mariaconsiglia ha vissuto ogni tappa del mio percorso, quindi, per noi non è mai stato un problema il mio assentarmi per dei periodi. Devo riconoscere a mia moglie il grande lavoro che ha fatto con mia figlia Martina, durante i giorni lontano da casa.  Cerco, inoltre, di essere il più possibile vicino ai miei affetti. Se siamo in tour, ad esempio, e ci troviamo vicino Capua io colgo subito l’occasione per fare un salto da mia moglie e mia figlia.  Ciò che soprattutto conta non è la quantità di tempo trascorsa con i propri cari ma la qualità”.

Insomma, sembra che lei abbia sempre “rigato dritto”, come ha fatto in un mondo che può essere pieno di tentazioni? “Non è facile soprattutto nel nostro mestiere. Io non ho mai acceso neanche una sigaretta e spesso registravo miei colleghi che svolgevano delle esibizioni sotto effetto di stupefacenti in modo tale da potergliele fare ascoltare il giorno dopo, quando, da lucidi erano i primi a rendersi conto di non aver suonato bene. La mia tesi di laurea al conservatorio di Napoli ha come tema lo Spirito Apollineo e  Dionisiaco nella musica Jazz. Ciò che abbiamo in noi, secondo l’argomento del lavoro, può andare oltre il terreno, anche solo attraverso la musica”.

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