Dal passato riemerge ‘Il canto della libertà’, affinché la democrazia non sia messa in discussione. A Campobasso la giornalista Sandra Bonsanti

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La giornalista Sandra Bonsanti

Un libro nato casualmente, anche se forse nella vita nulla accade poi per caso.

Inizia descrivendo la genesi del  suo  Il canto della libertà, la giornalista Sandra Bonsanti, che ha aperto nella serata di mercoledì  3 maggio 2017, al Livre il ciclo di incontri del cartellone “Leggo, Leggi, Légge – le parole della giustizia e della legalità”, promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso e organizzata dall’Unione Italiana Lettori.

“Un giorno – ha raccontato la Bonsanti  dinanzi a una sala gremita – per caso mi sono ritrovata davanti  uno scritto di Norberto Bobbio nel quale descriveva quando, nel  1946, per la prima volta si recò alle urne: aveva 37 anni. Quello scritto parlava di una grande conquista civile che rendeva chi votava improvvisamente adulto. Ho pensato  allora – prosegue – al valore della democrazia e della libertà e al fatto che per una cosa simile Bobbio abbia dovuto aspettare 37 anni per ottenerla. È da lì che è nata l’idea di scrivere questo libro”.

E proprio la scoperta della democrazia è ciò che con più forza emerge nelle pagine della Bonsanti, che con l’associazione Libertà e Giustizia ha combattuto e combatte tante battaglie in difesa dei valori democratici. Una favola lieve di un vecchio professore e delle sue lezioni in una piccola libreria di quartiere, la bottega di Piero.

A fare fronte ad anni difficili della guerra e della dittatura c’è l’irresistibile scoperta dei classici, i lirici greci tradotti da Quasimodo, Saffo la decima Musa, la morte di Socrate, le belle parole che un tempo erano anche forti e vigorose perché piene di sostanza: libertà, amore, bellezza, giustizia.

È da lì, infatti, proprio dagli studi classici che bisogna ripartire per trovare “non solo l’origine storica dell’organizzarsi della democrazia, ma per far riemergere esempi che hanno in sé una ormai perduta freschezza di approccio”.

Da un lato, dunque, l’alto valore dello studio, dall’altro anche il ruolo del giornalismo. Sono questi, infatti, nelle parole della Bonsanti i due pilastri necessari per la vera democrazia.

“Credo – dice – nel valore della corretta informazione. Appena questo mondo viene toccato o viene represso, va giù un sistema”.

E in effetti per “mandar giù tutto” non ci vuole  poi molto. Le cose cambiano con una velocità disarmante e parole come amore, bellezza, libertà e democrazia rischiano di diventare fantasmi.

Tutto è troppo fragile”, dice la Bonsanti pensando ai giornalisti finiti dietro le sbarre in Turchia, oppure al blocco dei fondi per l’aborto nell’America di Trump.

Un sistema troppo debole che fa continuamente i conti con una realtà mutevole, dove soprattutto le nuove generazioni sono chiamate a difendere valori come la democrazia e la libertà, ritrovando i maestri del passato e riscoprendo il momento in cui per la prima volta fu pronunciata, appunto, la parola libertà.

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