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La produzione del vino: diventare sommelier per scoprire difetti e qualità dell’oro da bere

18157483_606507396225753_3337229836463034447_nAlla scoperta della produzione del vino. È stato questo il tema della terza lezione del secondo corso di qualificazione professionale per sommelier, promosso dalla Fondazione Italiana Sommelier Molise, Centro internazionale per la cultura del vino e dell’olio.

Dalla composizione del mosto e da quel lontano 1860 i cui Louis Pasteur scoprì come i lieviti fossero i principali responsabili della fermentazione alcolica, passando per la fermentazione malolattica e fino alla vinificazione per macerazione carbonica  tipica dei vini novelli. Questo, in sintesi, l’excursus compiuto dai partecipanti al corso grazie alla presidente della Fondazione, Dora Formato.

A introdurre la comanda e il servizio dei vini è stato il vicepresidente Gabriele Di Blasio che ha poi sollecitato i presenti a descrivere i vini in degustazione, introdotti in precedenza dagli elementi naturali per i riconoscimenti olfattivi che, questa volta, hanno portato nel piatto banane, ananas e papaia.

All’attenzione dei corsisti, nella terza lezione, sono stati: un vino rosso Rochendone Cà dei Frati 2013, un Valpolicella Ripasso Classico Superiore Monte Santoccio 2014, e un Rkatstitel 2007, Grand Cru Tsarapi prodotto in Georgia dalla Prince Makashvili.

All’esame del palato dei futuri sommelier anche un cosiddetto vino “a fermentazione spontanea difettata”. Partire  dalle imperfezioni può essere, infatti,  la via maestra per arrivare a conoscere e riconoscere le qualità dei vini.

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