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Sanità, la proposta di Ruta e Leva: “Pubblica e di qualità integrata col privato. Abbiamo provato a dialogare con Frattura, ma noi ragioniamo secondo le logiche del centrosinistra”

ruta e leva

Il senatore Ruta e il deputato Leva

GIUSEPPE FORMATO

Una sanità pubblica di qualità integrata e non sostituita da una sanità privata di livello. È questo il messaggio politico lanciato dai parlamentari Roberto Ruta e Danilo Leva.

Il senatore del Partito Democratico e il deputato, nel frattempo, passato al movimento ‘Articolo 1 – Democratici e Progressisti’, sono tornati a unire le proprie forze, iniziando di fatto la campagna elettorale che condurrà alle prossime elezioni regionali (e politiche) e, prima ancora, alle primarie per la scelta del candidato governatore del centrosinistra, richieste a gran voce da Ruta agli inizi del mese di marzo.

“È il completamento di un percorso – ha spiegato il senatore Rutache vede al centro delle nostre attenzioni la questione della sanità e del diritto alla salute per tutto, sancito dalla Carta costituzionale. Noi ci batteremo per un sistema sanitario di qualità che parta dalla sanità pubblica integrata con una sanità privata di qualità. L’integrazione è un vantaggio per tutti, ma mai la sanità privata deve sostituirsi a quella pubblica”.

Ruta ha ripercorso le tappe dell’azione politica che avrebbe voluto veder attuata già all’indomani delle elezioni regionali del 2013, quelle che hanno incoronato l’attuale governatore e commissario ad acta della sanità, Frattura.

“Un anno dopo le elezioni, nel 2014, ci accorgemmo – ha ricordato l’esponente di Palazzo Madama che la prima ipotesi di piano operativo sanitario prevedeva troppo squilibrio tra sanità pubblica e privata, a vantaggio di quest’ultima”.

Ruta ha ricordato, così, l’incontro con la stampa del 12 ottobre 2014, quello denominato successivamente il ‘patto del marciapiede’, occasione per presentare cinque proposte programmatiche per la legislatura che terminerà tra dieci mesi.

In quell’occasione, in tema sanità, Ruta e Frattura convennero di “proporre un’offerta sanitaria regionale che, puntando sulla qualità e sull’appropriatezza delle prestazioni, metta al centro i bisogni reali del cittadino con la riorganizzazione del sistema sanitario pubblico, in nessun caso inferiore al settantacinque per cento dell’offerta complessiva, integrato con le eccellenze private presenti in nessun caso superiore al venticinque per cento dell’offerta complessiva, oltre all’attivazione immediata ed imponente del trasferimento a casa del cittadino sul territorio della prestazione sanitaria”.

“Un anno dopo, alla terza riproposizione del piano sanitario regionale – ha ricordato Rutariscontrammo ancora uno sbilanciamento tra pubblico e privato, sempre a svantaggio del primo, così nel febbraio 2016, con il deputato Leva, presentammo la nostra proposta per una sanità di qualità, ribadendo il concetto della sanità privata integrata, senza mai sostituirla, con quella pubblica. In quell’occasione, comunque, partimmo dal presupposto che il terreno in cui ci si è mossi in questi anni è stato condizionato dall’enorme debito accumulato negli anni precedenti per alcune centinaia di milioni di euro. Non per questo, comunque, si poteva e doveva cercare sempre un alibi”.

Frattura, Ruta e Leva, nel tra il febbraio e il marzo 2016, si sono seduti allo stesso tavolo per trovare un’intesa: la proposta dei due parlamentari fu quella di ripristinare il principio dei posti letto secondo il rapporto 75% pubblico, 25% privato, accettando l’ipotesi del cambio di governance della Fondazione Giovanni Paolo II, “quest’ultima mai avvenuta”, ha evidenziato Ruta.

Ruta ha concluso il suo excursus storico con il grido d’allarme lanciato dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha sottolineato come “se da un lato sono migliorati i conti delle otto regioni italiane in piano di rientro o commissariate, al contempo è diminuita la qualità dei servizi erogati ai cittadini, con il livello delle cure del Servizio sanitario nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza è sotto la soglia minima”.

Il Molise, nel 2016, ha visto diminuire il suo debito a diciassette milioni di euro, ben lontano dalle cifre degli anni precedenti, ma in sostanza, secondo il ministro Lorenzin, piani di rientro e commissariamenti sono funzionati sotto il profilo economico, ma non per le cure. Rispetto a un punteggio minimo di 160, rispetto all’assistenza domiciliare e ai disabili, numero di posti letto, coperture vaccinali, screening del tumore a colon retto, mammella e cervice uterina, il Molise si attesta a 156.

“Per questo motivo – le parole di Rutadobbiamo andare nella direzione della sanità integrata, ma a disposizione di tutti i cittadini. Una realtà sotto gli occhi di tutti – ha concluso Ruta, citando Luca Benci – consiste nel fenomeno del cosiddetto ‘undertreatment’, che consiste nelle sempre più ampie zone di non cura: una parte dei cittadini che rinuncia a curarsi per motivi economici. Se il diritto alle prestazioni sanitarie è subordinato alla capacità di acquisto si trasforma la salute in una ‘merce’ acquistabile al pari di altri beni. Benissimo la mobilità attiva, ma non possiamo non sottolineare che la Regione Molise spende 180 milioni di euro per la mobilità passiva, ovvero paga le prestazioni alle altre Regioni per i molisani che vanno a curarsi fuori dal territorio. Integrare sanità privata e pubblica, vuol dire rinforzare quelle specializzazioni che vedono i molisani emigrare”.

Più diretto sul piano politico il deputato Danilo Leva, per il quale “in Molise c’è l’abitudine a scaricare le responsabilità e, sotto questo profilo, è venuta meno la politica. La reazione alle parole del ministro Lorenzin doveva essere forte e non ci si doveva sottomettere al potere centrale, secondo la logica filogovernativa. Noi, purtroppo, abbiamo un commissario che sta facendo morire la sanità pubblica in una logica di mercato rispetto al privato. Dobbiamo reagire e ricostruire una proposta forte, dopo aver provato, a far ragionare l’attuale governo regionale secondo le logiche che dovrebbero guidare un governo di centrosinistra”.

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