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Cronache marziane / Polverone social per i parcheggi a Fontana Vecchia, ma chi si indigna per la sosta selvaggia che regna a Campobasso?

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CRISTINA SALVATORE

Chi ha osato dipingere antiestetiche strisce bianche, a forma di parcheggio gratuito, davanti allo storico monumento per antonomasia della città di Campobasso? È questo che si sono chiesti tantissimi abitanti del capoluogo molisano quando, passando davanti al sito archeologico di Fontana Vecchia, si sono imbattuti in uno scempio senza precedenti. Già, perché quella fontana lì, da secoli centro turistico attrattivo della città, con il tempo è diventata patrimonio dell’umanità sedentaria, presa d’assalto dall’intera popolazione subito dopo aver ingurgitato pizze salate prodotte da un noto forno a due passi dalla fonte. Ora, effettivamente il colpo d’occhio è imbarazzante. Quasi come la sottolineatura in rosso di un errore nella versione di latino: finché l’insegnante non c’appoggia la penna sopra, un presente al posto di un imperfetto non si nota. E quindi davanti al contorno bianco che pare delimitare il cadavere delle auto andate via poco prima, sono insorti i difensori del decoro urbano e della tutela ambientale. E hanno fatto bene perché i parcheggi, lì, non dovrebbero neanche essere immaginati, così come in quei luoghi di interesse culturale che simboleggiano la storia di una città, al pari di una Piazza Prefettura o Piazzetta Palombo qualsiasi. Ma tanti campobassani hanno la memoria corta, o ad intermittenza. Da che ne conservi flebile ricordo, la sosta selvaggia in quelle zone è all’ordine del giorno, l’unica cosa in ordine in mezzo ad un caos incontrollato, per essere precisi. Non solo. L’abitudine di parcheggiare fin sopra i marciapiedi, a ridosso della scalinata che conduce alla Fontana (da sempre nascosta agli occhi dei numerosi pedoni che ogni giorno sono soliti praticare jogging e trekking sulla pista ciclabile che costeggia la strada) è prassi. E questo avviene, in particolar modo, quando la pizza con la salsiccia è appena uscita dal forno. Come si può chiedere ad un mangiatore ad oltranza, qual è il molisano di pura razza montanara, la decenza di parcheggiare a soli cento metri di distanza dall’ingresso di una pizzeria? Impossibile. Qualcuno ha persino suggerito di lasciare la macchina nello spiazzo da secoli adibito alla stesura e asciugatura dei panni dei residenti. Anatema! Ma potete immaginare l’angoscia di chi impiega ore a lavare e sistemare il bucato per poi essere costretto ad assistere alla fuga di gas dalle marmitte in mezzo a chilometri di mutande e lenzuola, fresche di Coccolino, abbandonate al vento?  Si tratta di essere sadici!

Allora accade che l’assessore di competenza, dopo aver ascoltato le critiche doverose e  inclementi del popolo sovrano, decide di far cancellare i parcheggi in prossimità dell’accesso al sito archeologico tanto caro ai concittadini. Apriti cielo. Della serie: sarebbe stato meglio decorare le strisce con due punti croce fatti a modo e non lasciare le tracce di un ripensamento sentito, equivalente ad una dichiarata ammissione di colpa. Che poi tutto si sarebbe potuto risolvere, più semplicemente e con meno clamore mediatico, piazzando un categorico segnale di ‘divieto e basta’ seguito da un cartello con la scritta “in Molise siamo grassi, lascia l’auto e fai due passi!”

Ad ogni modo, e sarebbe poco intelligente non ricordarlo, le macchine in quella strada da sempre fanno il bello e cattivo tempo. Risulta evidente che il parcheggio incivile sia pratica diffusa in tutta Campobasso.

Per esempio, la sosta davanti alle rampe per i disabili o sulle strisce pedonali nei luoghi relativamente più lontani dal centro città, non ha mai destato lo stesso scalpore. No post di protesta, no riunioni di quartiere, no sconcerto e indignazione social. Eppure per un disabile le difficoltà dinanzi ad uno scivolo occupato sono davvero insormontabili. Incivili. Inaudite. Quando però si tratta di fontane vecchie che per sfortuna si trovano accanto a rinomate pizzerie molto frequentate, tutto cambia. Tranne per il mangiatore pigro, a cui non è che non sta a cuore il monumento: è che non ha voglia di parcheggiare l’auto troppo distante dalla scia di pancetta ben cotta! E chi dovrebbe vigilare sui parcheggi a caso, magari non ha tempo di mettersi a discutere con chi non ha voglia di aspettare che la mozzarella diventi una base in cemento per stabilizzare gli ombrelloni. Quindi legalizzare e organizzare una pratica diffusa, seppur pericolosa, con molta probabilità sarà parsa la soluzione in grado di mettere d’accordo clienti, commercianti e pedoni. Eccezion fatta per quelle persone in carrozzina, che alla Fontana non arriveranno mai, rimaste incastrate tra un’auto e un furgone in via Duca degli Abruzzi, in attesa di poter tornare ad usufruire di un pezzo di libertà che quotidianamente viene loro negata e nascosta.

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