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Patriciello guarda all’Europa: “Bruxelles è la mia casa”. Sul Molise: “Necessario un Piano Marshall. Il centrodestra presente da Iorio esiste nei volti, ma sono i voti che contano”

L'europarlamentare Aldo Patriciello

L’europarlamentare Aldo Patriciello

L’Unione Europea ha festeggiato nella Capitale i sessanta anni dalla firma dei Trattati di Roma e della firma della dichiarazione di Roma, sottoscritta sabato 25 marzo 2017 dai leader dei 27 Stati membri, Consiglio europeo, Parlamento europeo e Commissione europea. Si tratta di un impegno teso “a rendere l’Unione europea più forte e più resistente, con ancora maggiore unità e solidarietà, nel rispetto delle regole comuni”.

Aldo Patriciello da undici anni siede tra i banchi del Parlamento Europeo, rappresentando il Belpaese e la ventesima regione d’Italia: “Il bilancio delle celebrazioni di Roma è più che positivo. Rivendicare con orgoglio i tanti traguardi raggiunti in questi sessanta anni di integrazione, ma anche non nascondere i numerosi problemi che indubbiamente ci sono. La dichiarazione firmata a Roma contiene entrambi gli aspetti. Dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo e fare in modo di accorciare la distanza tra istituzioni e cittadini. Solo così è possibile contrastare efficacemente l’avanzata dei populismi”.

Come prosegue l’avventura di Siamo Italiani? Dove si pone nel panorama politico italiano? “Siamo Italiani non ha l’ambizione di essere un partito. Con Lara Comi e Salvatore Cicu abbiamo pensato di dare vita ad un movimento in grado di raccogliere le istanze e le voci dei cittadini per portarle su una dimensione europea, prima ancora che nazionale. Stiamo girando tante città incontrando amministratori, famiglie, imprenditori, giovani e semplici cittadini. C’è una grande voglia di partecipazione che abbiamo il dovere di assecondare”.

I rapporti tra Aldo Patriciello e Forza Italia? “Forza Italia è la mia casa e il mio partito. È ovvio che in una fase di estrema incertezza politica, come quella che l’Italia sta attraversando, è necessario riflettere su una nuova strategia politica. Personalmente non immagino Forza Italia arroccata su posizioni demagogiche ed estremistiche. Il suo DNA liberale ne fa una forza politica “aperta”, plurale, orientata al futuro. Al di là della polarizzazione partitica degli ultimi anni, resto convinto che i moderati costituiscano l’elettorato principale in Italia. Forza Italia deve essere la loro voce”.

Dall’esterno un bilancio di quattro anni di legislatura regionale. “Sono abituato, per formazione umana e politica, a sottopormi sempre in prima persona al giudizio degli altri. Non mi piace dare giudizi: sono convinto che spetti ai cittadini esprimersi sull’operato dell’attuale Giunta regionale”.

Inizia la campagna elettorale in Molise. Patriciello tornerà in campo in prima persona nella sua regione? “È un’ipotesi del tutto impraticabile. Il mio posto è a Bruxelles: ho preso un impegno con i miei elettori e intendo onorarlo fino in fondo. L’Unione Europea sta attraversando probabilmente il periodo più delicato della sua storia. Il Parlamento è in prima linea per difendere i valori e, soprattutto, le conquiste ottenute in questi sessanta anni di integrazione. Dobbiamo, dunque, trovare soluzioni efficaci ai problemi dei cittadini.

Condivide l’idea di Ruta di primarie per la scelta del candidato governatore? “Credo che sia presto per fughe in avanti. In questa fase la priorità deve essere la ricerca di soluzioni concrete per lo sviluppo e la crescita della regione. Servono anzitutto programmi, altrimenti si rischia di alimentare il fuoco dell’antipolitica”.

Iorio ha presentato in Molise il movimento ‘Direzione Italia’. Con lui tutto, o quasi, il centrodestra del periodo 2001 – 2012. Esiste ancora quel centrodestra? “Iorio ha scelto di aderire alla nuova formazione politica di Raffaele Fitto. È una scelta personale che va rispettata e su cui avrà, senza dubbio, riflettuto. Certamente quel centrodestra esiste ancora nei volti. Bisogna capire se esista ancora nei voti e, soprattutto, nella considerazione dell’elettorato molisano”.

Quale futuro per un Molise dal quale si registra una migrazione sempre più numerosa di giovani? “Una Regione che perde i suoi giovani è una Regione che non ha futuro. Questo è il punto dal quale partire. Detto questo bisogna mettersi a tavolino e ragionare seriamente sull’idea di sviluppo che immaginiamo per i nostri territori. I dati Istat sull’emigrazione di massa certificano questa esigenza: c’è bisogno di un Piano Marshall per il Molise. Una strategia che ridisegni, innovandola, la struttura economica, sociale ed imprenditoriale della Regione. A cominciare dal turismo e dall’agroalimentare, settori in cui il brand Molise può competere alla pari con le altri regioni”.

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