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Province allo stremo, il Molise in prima linea nella protesta dell’Upi con gli esposti cautelativi. Battista e Coia “impossibile andare avanti”

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Lorenzo Coia e Antonio Battista

Viabilità, edilizia scolastica e ambiente sono le tre funzioni fondamentali rimaste in capo alla Province con la riforma Delrio, ma anche queste sono terribilmente compromesse per la mancanza di fondi e il rischio che ora sembra essere davvero dietro l’angolo è quello che ai cittadini possano presto a mancare i servizi essenziali. A lanciare l’allarme e a scendere in protesta sono i presidenti degli enti provinciali italiani che in massa hanno aderito alla “Settimana di mobilitazione delle Province a difesa dei diritti e della sicurezza delle Comunità e dei territori”, presentata a Roma dal presidente dell’Upi, Achille Variati, e dal vicepresidente dell’Upi, Carlo Riva Vercellotti.

Esposti, ma anche assemblee e incontri e un chiaro appello al premier Gentiloni per dire che “così non si può andare avanti”. Una protesta forte alla quale hanno aderito anche il numero uno di via Roma, Antonio Battista, e il presidente della Provincia di Isernia, Lorenzo Coia, che dopo gli esposti cautelativi alla Procura della Repubblica hanno convocato i giornalisti a Palazzo Magno per informare su quanto sta accadendo.

Gli enti provinciali che si reggono su tre principali tributi (l’imposta provinciale di trascrizione; quella sulle assicurazioni Rc auto e il tributo per i servizi di tutela, protezione e igiene dell’ambiente), non sono in grado di far fronte nemmeno alle funzioni principali che la legge attribuisce loro anche e soprattutto per le somme spropositate che gli stessi enti devono versare nelle casse dello Stato, con il grave risultato di paralizzare l’intera macchina amministrativa.

Basti pensare che la Provincia di Campobasso su poco più di 14 milioni di euro di entrate deve riversare allo Stato poco meno di 16milioni e mezzo.

“Non siamo in condizioni di continuare”, sono le parole espresse con rammarico da Battista. Un pensiero condiviso dallo stesso Coia che ci tiene a precisare come si senta parte di una “casta che non costa”. “Quello che chiediamo – prosegue – non sono rimborsi o indennità, ma solo che i risparmi ottenuti con la razionalizzazione possano essere reinvestiti per potere offrire servizi ai cittadini”.

La situazione è, infatti, al collasso totale e amministrare simili enti divenuti scatole vuote si concretizza in un rischio grosso che spesso la passione non riesce ad annullare. “L’esposto cautelativo non ci esime dalle nostre responsabilità”, evidenziano, infatti, Battista e Coia. “Senza fondi e con contributi regionali erogati con il contagocce continuare è impossibile, anche perché – proseguono – quando i lavori non vengono pagati siamo noi a dover rispondere ai decreti ingiuntivi e, siamo sempre noi i destinatari della richiesta di risarcimento danni della Corte dei Conti per non aver ottemperato all’ingiunzione di pagamento”.

 Insomma, un  cane che si morde la coda o un tunnel senza via d’uscita. In qualunque modo lo si definisca, il problema almeno per il momento sembra non avere alcuna soluzione, ma l’intervento deve essere quanto mai urgente ed immediato. Così come la possibilità di poter rimettere mano alla Legge Delrio per ridisegnare nuovamente un’architettura istituzionale che se da un lato far venire meno gli sprechi, dall’altra sia in grado di garantire i servizi essenziali ai cittadini, su temi sempre più importanti per la collettività come la sicurezza scuole, la viabilità e la tutela ambientale.

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