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Cronache marziane / Trasporto su rotaia, il pendolare molisano è il vero protagonista del romanzo ‘La storia infinita’

La stazione di Campobasso

La stazione di Campobasso

CRISTINA SALVATORE

Il passeggero tipo è un amante dei racconti d’avventura, riservato e sognatore. Lui sta andando a lavoro. Almeno ci prova.

Lungo la strada incontra tre dipendenti di Trenitalia che “vogliono” i suoi soldi.

Il passeggero, che intanto si era nascosto in un cassonetto dell’immondizia per sfuggire agli aggressori, esce dal bidone e comincia a correre. Si ritrova in una libreria, per capire dove trovare informazioni sugli orari che da Campobasso portano verso il mondo esterno, ma riesce ad appropriarsi solo di un libro che si intitola “La storia infinita”.

Appena il viaggiatore/passeggero arriva ad impossessarsi del manoscritto, scappa via e, nascosto nella soffitta di una scuola, comincia a leggerlo.

La storia narra di una bella fetta di popolazione impossibilitata a varcare i confini della Regione che non c’è. E per questo motivo, dovrebbe essere molto più facile sorvolarla per raggiungere le terre vicine.

La storia narra di draghi che si fanno carico dei pendolari, trasportandoli sopra la schiena, in mezzo a squame appuntite e spire ruvide, ai lati delle quali sono posizionate ali possenti composte da membrane che producono un complesso vortice d’aria capace di garantirne la propulsione secondo un meccanismo molto simile a quello delle ali delle api. Ma non basta.

Il pendolare, il passeggero tipo, ha una condanna da espiare dai secoli dei secoli. Deve viaggiare con almeno tre ore di ritardo se vuole appartenere alla categoria che gli compete. Non gli è dato conoscere l’orario di arrivo né il rimborso del biglietto. Lui deve soffrire. E’ l’eroe dei nostri tempi prorogati, sconosciuti ma annunciati tardivamente  in stazione.

Se hai la coincidenza per una qualsiasi capitale europea, devi fare i conti con chi non riesce a farsi i conti in tasca. Devi combattere contro la disorganizzazione e il disagio, contro il tempo che passa incurante delle tue esigenze e della tua prenotazione dal dentista in Ungheria. Arriverai prima che la terra abbia compiuto il suo giro completo ma dopo che il sole ti abbia mostrato il fondoschiena attraverso le nuvole.

Vogliamo parlare del servizio sostituivo? Che in teoria dovrebbe sostituire tutti i servizi offerti da Trenitalia tramite pullman organizzati? Se hai un cane alto più di un’anca sbilenca, che comunque ha pieno diritto al viaggio, qualsiasi sia il suo peso (basta che sia munito di biglietto ridotto, museruola, libretto sanitario e guinzaglio), puoi dire addio ad ogni speranza. Dallo specialista in chirurgia vascolare canina non ci vai. Non importa se non guidi dai tempi in cui avevi una considerazione valida di te stesso grazie al tifo del tuo istruttore in auto-scuola. Non importa se non hai i soldi per comprarti quattro ruote termiche in lega,  anti testa-coda, con freno impostato a tallone calloso cavernicolo. Importa che sei talmente sfigato da aver bisogno di trasportare un alano da Campobasso a Roma, presso la clinica veterinaria che lo dovrà operare d’urgenza.

Il servizio sostitutivo in pullman non contempla nulla che sia al di fuori di un pensiero semplice come “avete il wi-fi?”. Se hai diritto a trasportare il tuo fido che, per peso, non entra nel trasportino, puoi considerarti fuori misura come quelle donne che entrano nei negozi per accaparrarsi una “emme”. Che oggi sono tutte magre ‘ste ragazze, ma quando chiedi la taglia media o la “large”, è finita da subito. Ma i manichini, chi stanno a rappresentare? I resti di Cleopatra rinsecchita?

Quindi, in conclusione: amici che studiano, lavorano o hanno necessità di arrivare nella Capitale per un qualsiasi motivo non contemplato dalla natura che viaggia sui binari… sarebbe il caso di organizzare una manifestazione in favore della costruzione di un “vai a quel paese” planetario? Che ci teletrasporta con la forza di un’imprecazione nel posto più affollato di sempre, con un biglietto di prima classe e una destinazione che sa di velocità cosmica mista a certezza?  Che “a quel paese” non solo ci si arriva in tempo, ma ci vanno proprio tutti. Il viaggio è pur sempre un’incognita ma la compagnia è perfetta.

 

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