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L’editoriale / Il Molise preso a sberleffo dalla politica italiana. La campagna elettorale ridimensiona la regione e nessuno (o quasi) alza la voce a difesa della dignità di un intero territorio

Il premier Renzi e l'ex ministro Lupi (foto L'Espresso)

Il premier Renzi e l’ex ministro Lupi (foto L’Espresso)

GIUSEPPE FORMATO

Opportunità o inopportunità sono due facce della stessa medaglia, a seconda da quale prospettiva ci si pone.

In tutti i settori della vita occorre essere opportuni. In questa campagna elettorale che (finalmente) volge al termine, l’inopportunità è stata il comune denominatore dei massimi vertici politici italiani.

Il premier Matteo Renzi ha utilizzato il Molise quale baluardo della sua campagna elettorale. Ovviamente, in termini negativi. E sono stati davvero pochi i rappresentanti istituzionali molisani ad alzare la voce. Inopportuno l’uno, inopportuni gli altri, o meglio il silenzio di chi siede sulle poltrone importanti, grazie al voto dei cittadini molisani.

Renzi ha pronunciato più volte la parola Molise (con accezione negativa) nell’ultimo mese, che in tutta la sua vita. D’altronde, toccare le corde degli italiani, facendo populismo, sugli stipendi dei consiglieri regionali del Molise, chiamando in causa una regione che, in termini di voti, inciderà poco o niente sull’esito del referendum, per chi sa di comunicazione, è stata una trovata geniale. Colpi ad effetto per milioni di elettori, a discapito di una manciata di voti.

La riforma costituzionale, però, cambierà oltre quaranta articoli Carta fondamentale (il 60% della seconda parte) e occorrerebbe parlare di più e, dunque, informare i cittadini su tutto il blocco interessato ai possibili cambiamenti, magari con uno sguardo d’insieme e di metodo. E non solo soffermarsi sulla questione economica, che, forse, mai come in questa occasione, è l’aspetto sul quale parlare di meno.

Non solo Renzi, perché nell’ultima settimana della campagna elettorale per il ‘sì’ al referendum, a ricordarsi del Molise è stato anche Maurizio Lupi, già Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del Governo Renzi, dimessosi dopo lo scandalo ‘Grandi Opere’, pur non essendo indagato, per il quale il Molise bloccherebbe lo sviluppo dell’Italia.

“Una regione di trecentomila abitanti – ha affermato il capogruppo di Area Popolare alla Camera dei Deputatistoppa l’alta velocità su tutta la linea adriatica, bloccando il raddoppio della ferrovia su un tratto di trentatré chilometri”.

Il Molise – è il caso di ricordare a chi ci governa – è una regione che ha pari dignità come tutte le altre diciannove espressioni regionali. E i primi a difendere il bellissimo territorio molisano dovrebbero essere proprio i molisani. E se ciò non avviene da parte dei rappresentanti istituzionali, potranno farlo i cittadini con la forza della matita, dimostrando che, spesso, anche le strategie della comunicazione possono sbagliare.

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