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Aborto, in Molise un solo medico lo pratica. Michele Mariano unico non obiettore: “Dietro certe scelte si nascondono storie che nessuno può giudicare”

L'Ospedale 'Cardarelli' di Campobasso

L’Ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso

LUDOVICA COLANGELO

La disattenzione di una sera, l’ età troppo acerba per prendersi cura di una vita, una famiglia poco comprensiva, una malformazione che spaventa, un marito aggressivo o non disposto alla paternità. Di questo parlano le storie e gli occhi delle circa quattrocento donne, ogni anno, assistite da Michele Mariano, direttore del centro di procreazione responsabile del “Cardarelli” di Campobasso e unico ginecologo in Molise a praticare l’interruzione di gravidanza.

Nella settimana che il capoluogo di regione ha deciso di dedicare al contrasto alla violenza sulla donna e dopo la lettera apostolica di Papa Francesco nella quale il pontefice ha esteso oltre l’anno giubilare la possibilità per tutti i sacerdoti di assolvere “dal grave peccato di aborto” torna attuale puntare i fari su un tema connesso all’universo femminile.

Ed è proprio in tale contesto che, senza veli e giri di parole, il dottor Mariano racconta del suo lavoro, toccando un tema molto caro al Molise che, pur essendo una piccola regione, registra un tasso elevato di aborti volontari.

Lei è l’unico medico, in Molise, a praticare l’ interruzione di gravidanza?  “A praticare sì. C’è un’ altra ginecologa non obiettrice di coscienza, però, lei non opera”.

Come spiega questa cosa? “Molti miei colleghi non vogliono esporsi e desiderano far carriera. Credo che per un ginecologo non dovrebbe essere ammessa l’obiezione di coscienza. Io ho scelto di specializzarmi nella ginecologia e sapevo che, questo campo, può implicare anche operazioni come l’interruzione di gravidanza.  Pratica, spesso, non trattata neanche nei corsi di specializzazione”.

Da quanti anni lavora? “Dal 1985. Per due anni sono stato anche primario del reparto di ginecologia dell’ospedale Cardarelli”.

Avrà incrociato tanti sguardi nella sua carriera. Di cosa parlano gli occhi delle donne che si rivolgono a lei per interrompere una gravidanza?  Vedo molta sofferenza e paura. Cerco, sempre, di mettere a proprio agio le pazienti e loro, pian piano, iniziano a parlare con me di tutto. Proprio per instaurare un dialogo preferisco svolgere le visite in assenza di familiari o accompagnatori. Bisogna comprendere che dietro ogni aborto c’è una storia, non bella. Nessuno interrompe una gravidanza se non per motivi seri e non è mai semplice farlo. Parlo di situazioni familiari, sociali, di violenza”.

Violenza? “Sì, in molte mi raccontano di essere oggetto di  violenze. Ad esempio ci sono casi in cui il marito pretende dei rapporti contro il volere della moglie e la donna vuole tagliare il frutto di questi abusi. Io, però, anche quando ascolto storie atroci, come queste, tento di far cambiare idea alle pazienti”.

C’è chi si rivolge a lei più di una volta? “Sì, se intende per interrompere una gravidanza. Nonostante io, dopo ogni operazione, illustri alle mie pazienti tutti i possibili metodi contraccettivi”.

E come spiega questo fenomeno se terminare una gravidanza non è mai una decisione semplice?  “Probabilmente per la molta superficialità  che c’è in giro. Si tende a dimenticare il brutto evento  e ciò può comportare ricadere nella trappola. La legge 194 sull’aborto, inoltre, non dà un limite al numero di interruzioni che la donna può affrontare. In determinati casi, come questi, sarebbe fondamentale il ruolo del consultorio che, purtroppo in Molise, non sempre compie tutti i doveri  a cui è chiamato”.

A proposito di ruoli, cosa ne pensa della Chiesa?  Crede che un giorno, almeno per casi particolari, in Cattolica saranno aperte le porte per l’aborto? “Credo che ci sia ancora molta chiusura mentale e che nessuno può decidere se una persona deve o meno portare avanti una gravidanza. Nel caso di nascita è la donna che dovrà prendersi cura del bambino  e non la chiesa”.

Proprio a chi si pone il dilemma se dare la vita o negarla è dedicato il libro “Lettera ad un bambino mai nato” di Oriana Fallaci. Secondo, lei, in ogni caso, le coppie dovrebbero esaminare questo quesito? “Credo che tutti si pongano questa domanda e le garantisco che si tende sempre a conservare la vita. Le cause di un aborto, poi, possono essere più o meno valide a seconda di chi le ascolta ma nessuno può giudicarle se non le dirette interessate. Sa una cosa? Ogni giorno scopro qualità, positive e negative che l’ uomo può avere e mi rendo conto che dovremmo imparare a comprendere di più l’essere umano”.

 

 

 

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