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Cronache marziane / Passare dalla Grande Mela al Piccolo Fico secco: considerazioni sui cambiamenti della futura vita di De Niro in Molise

immagineCRISTINA SALVATORE

“Con la vittoria di Trump probabilmente dovrò trasferirmi in Molise”. Robert De Niro, anzi, Di Niro originariamente, ha così esordito nel corso di un noto show televisivo americano consapevole che avrebbe dovuto pensare ad una fuga strategica dopo aver fatto sapere, in tempi vicini ma non sospetti, di voler prendere a pugni il neo eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Certo, personalmente lo capisco benissimo: non deve essere proprio rasserenante realizzare di aver minacciato uno che, adesso, ha il potere di infilarti un missile balistico intercontinentale nelle mutande e gli agganci giusti per inscenare una morte accidentale, diffondendo la notizia che si sia trattato di un fatale scivolone nella doccia. Ovviamente non ho alcuna intenzione di fare scontata ironia sulla cavia peruviana che Trump accudisce sopra la calotta cranica, perché voglio soffermarmi sulla stupefacente accoglienza che contraddistingue il mio Molise. Tutta la regione, dimenticando i molteplici inviti rivolti da sempre all’attore di Hollywood  e da sempre puntualmente snobbati, ha mostrato lo stesso entusiasmo di una madre che non ha più memoria del dolore epocale che comporta un parto e perciò viene allettata dall’idea futura di regalarsi un altro travaglio.

In poche parole, aspettano tutti De Niro come si aspetta la tredicesima sotto Natale. A Ferrazzano, paese dei nonni paterni dell’attore, non si capisce più nulla! Qualche nonnina si sta preparando ad accoglierlo partendo dal bisogno di rendersi presentabilissima, curando l’outfit e cercando di estirpare decenni di peli abbandonati sopra le labbra, approfittando dell’aiuto di Fare Verde, sempre molto sensibile e attivo sul territorio.
Ma poi, riuscite a immaginare ‘Roberto Di Niro’ che da “la città che non dorme mai” approda ne “la regione in coma indotto”? Che dalla “Grande Mela” decide di catapultarsi nel “Piccolo Fico secco”? Non sarà affatto una passeggiata dover affrontare un cambiamento così radicale. Dovete pensare a un personaggio che era abituato a fare piacevoli camminate a Central Park e che, da un giorno all’altro, si ritrova imprigionato nella pista ciclabile di Ferrazzano. Oppure al viaggio Roma – Campobasso: in proporzione, quello da New York verso l’aeroporto della capitale dura uno starnuto. Immaginate ancora la schiera di semplici curiosi, di appassionati o di irriducibili fan, appena entrati in possesso dell’indirizzo di casa di Roberto grazie alla bisnonna vigile dietro le tende. Ad aspettarlo sulla soglia ci sarebbe una calca che neanche durante la prima giornata di saldi all’ H&M di Roma. Gente che fino a poco prima sedeva sulla sedia a rotelle e di colpo comincia a correre sgomitando scorrettamente per farsi spazio in prima fila. Falsi invalidi che, ormai scoperti,  iniziano a gridare “miracolo! Altro che governatore per un giorno, Robbè! Santo tutta la vita!”
E “Il padrino”? Roberto ha osato fare il padrino in America e non vuoi che, come minimo, battezzi tutti i fanciulli nati nella sua terra d’origine? I molisani ci tengono a questo sacramento.
Poi ancora. Immaginiamo per un istante l’espressione di De Niro nell’attimo in cui viene a sapere che il palazzo dove è ubicato il Bar della Regione viene chiamato comunemente “il grattacielo”. Ecco, quella scena lì non la perderei per nulla al mondo.
E per carità, questo attore va subito abituato e istruito sui benefici che apporta una corretta alimentazione. Basta hot dog, hamburger, patatine fritte, salse al formaggio e burro di arachidi. Per fortuna a Campobasso l’unico fast food che potrebbe destare il suo interesse è il Mc Donald’s, ma per via del nome qualcosa mi dice che adesso ne girerà alla larga.
Sembra una favola a lieto fine per chi ha voluto credere che De Niro parlasse sul serio. E non saranno certo le mie personali considerazioni a rompere questo incantesimo.
Chi invece non si rassegna che possa esistere al mondo gente capace di pensare in maniera autonoma e disincantata per quanto concerne il voto al quesito referendario, è Matteo Renzi. Per quei consiglieri regionali che probabilmente voteranno no, si è inimicato l’intera regione. Una lite tra bambini sarebbe stata gestita in maniera più matura. La domanda è: ma che paura potrà mai fare una terra più piccola di Lilliput? Occhio eh, perché se i molisani hanno avuto la pazienza di perdonare un attore americano nonostante li abbia rinnegati più volte di quanto non sia accaduto a San Pietro con Gesù, a ‘sto giro non ci penseranno un secondo a voler fuori dai confini un politico italiano che, apparentemente, sembra stia recitando (male) la parte di chi ha a cuore le nostre sorti.

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