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Il mondo raccontato da chi non può vederlo. La storia di Mena, non vedente dalla nascita, che si immagina la realtà a modo suo. “Semplicemente come tutti”

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La signora Mena insieme ad Annalisa Legnante

LUDOVICA COLANGELO

Mena ha 75 anni e non ha mai visto il colore del cielo, quante sfumature può avere un arcobaleno e nemmeno il viso delle persone che le vogliono bene. Eppure Mena il mondo lo immagina a modo suo. “Come tutti”, dice. Mena è consapevole, infatti, che la realtà può avere mille sfaccettature, sta semplicemente a ognuno di noi decidere quale cogliere. Proprio come lei che ha scelto di percorrere la strada di chi parte da ciò che ha, non da quello che le manca.

Di sicuro un percorso lastricato di difficoltà che però le ha permesso non solo di poter “sentire” ugualmente un mondo che non riesce a vedere, ma anche e soprattutto di fare le cose che fanno tutti. Basti pensare come a 75 anni Mena, seppur non vedente, si prenda ancora cura della madre anziana. Lo racconta lei stessa, con il sorriso di chi ha preferito la voglia di vivere  allo sconforto, la tenacia alla disperazione.

Le parole di Mena arrivano subito dopo l’incontro che Assunta Legnante, medaglia d’Oro a Londra nel 2012 e alle Paralimpiadi di Rio De Janeiro, ha tenuto al PalaUnimol. Una storia di vita, quella dell’atleta paralimpica, molto simile a quella della donna che incontriamo al fianco di Simona, una ragazza impegnata nel Servizio Civile Nazionale all’Unione Ciechi. Simona offre un sostegno quotidiano a Mena, la aiuta negli spostamenti, ma è niente a confronto di quello che l’energica 75enne con la sua allegria le ha insegnato.

Mena lei è non vedente dalla nascita?Si, sono nata non vedente”.

Come lo immagina il mondo?Riesco a percepire la realtà attraverso gli altri sensi. Il mondo poi ognuno lo vede a modo proprio”.

Si spieghi meglio, cosa intende di preciso? “Voglio dire che, ognuno vede la realtà secondo il suo modo di essere. Suppongo quindi, che  ognuno di noi  si crei un mondo suo”.

Cosa direbbe a un giovane che, a causa di una malattia, sta per diventare non vedente? “Oh mio Dio, perché mi chiede questo  (ridendr). Comunque gli direi che deve cercare sostegno dagli amici, non tanto dai familiari e che, anche da non vedenti, si può fare tutto. Io nonostante l‘età, mi prendo ancora cura di mia madre”.

Crede sia difficile per chi vive disabilità come la sua sentirsi accettato dagli altri? Ma guardi, delle volte noto che gli altri, soprattutto nei primi approcci, sono molto freddi nei  confronti  di chi ha problemi come il mio. Si preoccupano, ad esempio,  di non pronunciare determinate parole che hanno a che fare con la vista. Ma io credo invece che bisogni adottare  un linguaggio comune con tutti, anche e soprattutto con le persone diversamente abili”.

A proposito dei “primi approcci” credo sia il momento di tirare in causa Simona che ha conosciuto Mena attraverso il Servizio Civile Nazionale. Giusto? Si, quando ho fatto la domanda per il Servizio Civile non sapevo chi avrei affiancato né quello che era mio compito fare”.

Poi il destino, invece, ti ha donato una bella sorpresa…Com’è affiancare Mena? “Il mio Servizio Civile o, meglio l’esperienza che sto vivendo insieme a Mena, credo si possa definire sicuramente diversa rispetto a quella degli altri. E’ emozionante e, inoltre, ti dona e insegna tanto”.

Qual è stata lezione di vita più importante che credi di aver appreso da Mena? “Alcuni giorni, un po’ come a tutti, anche a me capita di non essere al massimo delle forze o con l’umore giusto o di sentirmi per vari motivi un po’ abbattuta. Ma proprio in quei giorni l’esempio di Mena mi aiuta a reagire e lottare sempre”.

In  fondo sì, basta guardare il sorriso di Mena per capire che il vero segreto è non arrendersi mai. In fondo non ci sono sentieri senza ostacoli, ma ci sono mille modi differenti per superarli.

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