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Il dj Pippo Venditti si racconta a CBlive. L’artista molisano ripercorre la sua carriera e parla della sua città. “Negli ultimi 20 anni hanno stroncato la cultura nel capoluogo e il nuovo consiglio comunale non cambierà lo status quo. La vita notturna è stata azzerata”

Pippo Venditti, oltre ad essere un dj, è anche attore

Pippo Venditti, oltre ad essere un dj, è anche attore

GIUSEPPE FORMATO

Pippo Venditti, professione dj (ce l’ha scritto pure sulla carta d’identità) e tanto amore per la sua città: Campobasso. Un lavoro alle Poste, ma la voglia di non fermarsi mai, come testimoniato dal sul ‘curriculum’, che varia dal manovale, all’operaio, all’insegnante, al consulente finanziario, senza dimenticare gli anni trascorsi in radio, come speaker, e in televisione, in qualità di conduttore. In particolare, si ricordano due trasmissioni: la prima, storica, ‘Night Life’, andata in onda su Telemolise, per poi essere ripresa sui circuiti nazionali di ‘Cinque Stelle’ e Tele+, quest’ultima l’antesignana di Sky; l’altra, quella più recente, ‘Stasera chiamo io’, prodotta da Teleregione Molise.

“Le due trasmissioni nascevano da un’idea: quella dello spettacolo. In particolare, ‘Night Life’ è stata la prima trasmissione sul mondo della notte in Italia; mentre, ‘Stasera chiamo io’ nasceva dall’improvvisazione di dialogare e scherzare con i molisani, che voglio sottolineare sono il popolo più beone e con il maggior indice di goliardia su tutto il territorio nazionale”.

A un certo punto della sua vita Pippo Venditti è scomparso dalla scena radiofonica e televisiva. Come mai? “Ho lavorato in radio fino al 2009 e l’ho fatto per venticinque anni. È un periodo che ricordo con molto piacere. In questo contesto mi sento di ringraziare i fratelli Angelo e Antonio Pompei e la loro Radio, Mondo Musica Molise. È stato un quarto di secolo intenso, ma per mia scelta non farò più radio, semplicemente perché non ne ho più voglia. Per quel che concerne la televisione, non smetterò mai di essere grato a Lelio Pallante, il quale in quanto ad affetto e stima non mi ha fatto mai mancare nulla. È stato un editore come pochi ce ne sono stati in Italia, con una lungimiranza da fare invidia ai grandi produttori televisivi del panorama nazionale. Mi ricordo che fu lui a credere nella trasmissione ‘Night Life’. Spese un po’ di soldi, ma ne valse la pena, perché ci siamo tolti tutti delle gran belle soddisfazioni. Nel mondo dell’editoria, lui manca più di ogni altro, perché signori si nasce e lui è stato un gran signore. Ricorderò l’esperienza a Telemolise come una delle più proficue, dal punto di vista del successo personale, di squadra, a livello economico, ma soprattutto dal punto di vista umano. Anzi, voglio spezzare una lancia in favore di un gruppo editoriale che, a differenza di altri, non ha mai licenziato e mai nessun padre di famiglia si è ritrovato in mezzo alla strada dalla sera alla mattina. Nessuno ha mai detto questa cosa, ma è giusto che si sappia”.

Tante belle parole per Telemolise, ma lei ha lavorato anche a Teleregione e ancora oggi più di qualcuno chiede quando ricomincerà la trasmissione ‘Stasera chiamo io’. “Anche a Teleregione è stata una bellissima esperienza: anche là soldi e successo, ma non ritengo di ringraziare gli editori, la famiglia Ricci. Con loro è stato uno scambio alla pari: io ho lavorato e portato idee, loro hanno pagato la mia prestazione professionale. Dal punto di vista umano, per quel che mi concerne, nulla a che vedere con la figura di Lelio Pallante”.

Campobasso negli ultimi venti anni si è trasformata da città giardino, a capoluogo di regione con buone prospettive a città morta. Concorda? “Assolutamente sì. Fino alla metà degli anni ’90 in città c’era un grosso fermento culturale. Le vecchie forze della Democrazia Cristiana, che hanno governato la città per oltre cinquanta anni, non impedivano di esprimere le idee e metterle in pratica. Si svolgevano manifestazioni come ‘Giovani, Giovanotti e Giovinastri’, che sono stati eventi meravigliosi. In quel periodo, dagli anni ’70 fino alla metà degli anni ’90 anche lo sport esprimeva tanti talenti, sia di squadra che individuali, con calcio, basket e atletica leggera che la facevano da padrone. Anche se, in generale, tutto lo sport ha vissuto il suo periodo più proficuo. Noi siamo la generazione, che più di tutte, ha subito il cambiamento dovuto al progresso e alla tecnologia. Scrivere le lettere, ad esempio, ci ha insegnato molto di più che comporre e inviare sms. Noi abbiamo vissuto la prima parte di vita senza cellulare, durante la seconda parte il telefonino, con i suoi accessori, sono diventati  oggetti inscindibili con l’essere umano”.

La Campobasso notturna come è cambiata dagli anni ’80 ad oggi? “Abbiamo assistito a un netto peggioramento della vita notturna del capoluogo. I locali soffrono per l’incapacità di chi li gestisce, che non è attento ai cambiamenti e ai gusti delle nuove generazioni. La discoteca del 2014 non può essere gestita come quella del 1995. Personalmente, non mi ci vedo più e non possiamo parlare di colpe, perché le responsabilità se le può assumere solo chi ha una coscienza”.

Un pizzico di nostalgia verso quella Campobasso notturna? “Assolutamente sì. La comunità della notte è andata disperdendosi e anche i tempi sono quelli che sono”.

Volgendo ancora lo sguardo alle nostre spalle. C’è chi rimpiange il corso cittadino colmo di giovani e la piazzetta strapiena di motorini. Dove sono i ragazzi e i loro scooter? “I motorini ci sono ancora. Peccato che Campobasso, per la sua conformazione, non possa essere una città a misura di bicicletta: sarebbe meravigliosa. I ragazzi escono di meno, perché oggi ci sono più distrazioni ‘tecnologiche’, che noi non avevamo. La maggior parte dei ragazzi non frequenta più i luoghi aperti, perché troppo presi da computer e playstation. Oggi occorrerebbe partire proprio dai più giovani, che andrebbero guidati. Chi non ha investito nella cultura nella nostra città ha sulla coscienza le giovani generazioni. Con la cultura si cresce, si mangia e ci si arricchisce: mai più vera fu questa frase”.

Tornando ai giorni odierni e, in particolare alla mattina di mercoledì 10 giugno 2014, ultimo giorno dell’anno scolastico. I più giovani hanno ‘festeggiato’ la fine dell’anno scolastico, a suon di gavettoni, nella centralissima Piazza Municipio. Il risultato? Immondizia e bottiglie di plastica ovunque: centinaia, addirittura, nella fontana. “La noia ti porta al degrado. I nostri genitori, qualora ci fossimo permessi di un gesto di inciviltà del genere, ci avrebbero riempiti di botte. Noi riuscivamo a divertirci senza devastare e sporcare la città. Io ho difficoltà anche a gettare una cicca di sigaretta per terra. Il retaggio culturale di un ragazzo, però, viene dal passato, sin da quando è piccolo. Se oggi i genitori concedono tutto ai propri figli, questo è il risultato. Anche la scuola ha le sue colpe, visto che sono scomparse le ore di educazione civica, il cui libro deve accompagnare la vita di uno studente, in tutto il suo percorso”.

I più giovani, forse, prendono esempio anche dalle scene di degrado presenti in città. “In questo caso, a mio avviso, la colpa non è delle persone, ma di chi ci amministra, che non controlla e, poi, non rimedia”.

Pippo Venditti perché non si è candidato? “Ho avuto tante richieste per farlo, devo essere sincero. Io, però, non mi ritengo all’altezza, né capace di amministrare. In qualsiasi momento, però, metterei a disposizione una sola idea per la mia città, ma purtroppo i palazzi sono chiusi ermeticamente. Questo vale per me e per chi la pensa come il sottoscritto. Io sostengo una cosa: gli assessori devono essere competenti nelle materie cui viene demandato loro il compito di amministrare. Mi spiego: l’assessore alla cultura deve essere una persona che vive di cultura; quello al bilancio deve essere un professionista del settore. Un esempio per capire: perché Donato Toma è stato il migliore assessore al bilancio che abbia mai avuto il Comune di Campobasso? Semplice: perché è stato un tecnico, che ben conosce il suo mestiere. Le giunte capaci sono quelle composte da persone ognuna delle quali competenti nei rispettivi settori da amministrare. A Battista do un consiglio: magari non assegnare la cultura a una persona a caso, ma creare una commissione cultura, anche esterna al consiglio ma a titolo gratuito, all’interno della quale confrontarsi su idee e progettazioni”.

Argomento elezioni. Si aspettava l’esito finale al fotofinish e che anche questa volta si aprirà la stagione dei ricorsi? “Non mi aspettavo che Battista vincesse al primo turno, nonostante l’esercito di candidati a suo supporto. Un’operazione costruita ad hoc a discapito di tanti, troppi cittadini. La coalizione di centrosinistra, che amministrerà la città, è stata formata mettendo insieme un’accozzaglia di nomi e liste incongruenti tra di loro. Mi sarei aspettato dai campobassani un orientamento più votato al cambiamento del consiglio comunale. Per l’ennesima volta, invece, tutti si sono fatti ingannare dai vecchi volponi della politica locale. Sulla stagione dei ricorsi, io non voglio credere a chi sostiene che ci siano stati brogli, perché se così fosse non potrei vivere in Molise e in Italia, dove spero regni ancora la democrazia. Io credo che sia necessario istituire corsi di formazione per i presidenti di sezione, alcuni dei quali, a ogni tornata elettorale, si mostrano incapaci”.

Il Movimento 5 Stelle, a Campobasso, si è fermato a un ottimo 30% alle Europee, scendendo di dieci punti percentuali alle Comunali. “Evidentemente, dalle nostre parti l’idea del rinnovamento ha contato poco. Basta pensare che la maggior parte dei consiglieri comunali sono gli stessi della precedente assemblea, nonostante sia cambiato il colore politico di chi amministra. La lista dei grillini, a Campobasso, era composta da tante brave persone, che evidentemente non hanno nulla a che vedere con la linea nazionale dettata da Beppe Grillo. Il Comune di Campobasso ha bisogno di idee e queste erano presenti in tutte le liste. Peccato che il nuovo consiglio comunale sia composto da persone dal basso livello culturale e dallo scarso spessore. A mio avviso, nemmeno questa volta ci sarà il tanto sospirato miglioramento. La città di Campobasso è condannata al nulla anche per i prossimi anni. Faccio un esempio: chi 15 anni fa aveva 5 anni, oggi ne ha venti. In che città ha vissuto? La domanda si risponde da sé”.

Corpus Domini, eventi natalizi e cartellone estivo: negli ultimi anni i cittadini sono rimasti sempre delusi. “Il percorso da fare va studiato a tavolino e Campobasso non può ridursi al Corpus Domini, all’estate e al Natale. Non è vero che per fare vivere la città tutto l’anno occorrono tanti soldi. Le buone idee costano poco. I cittadini hanno fame di vivere il capoluogo e possiamo ben dire che i campobassani, attualmente, hanno la pancia piena di nulla. Anche chi organizza gli eventi legati alla festività del Corpus Domini potrebbe ingegnarsi un po’ di più. Tutti sono bravi a organizzare un cartellone con 50mila euro a disposizione. Questa città è piena di bravi artisti e con questa parola intendo attori, musicisti, cantanti, dj e scrittori. Facciamo invidia alle grandi città per quanti artisti ci sono dalle nostre parti. Il problema è che nessuno se ne è accorto, oppure fa finta di non sapere. I nostri artisti, così, sono costretti a lavorare e prendersi le proprie soddisfazioni, professionali ed economiche, fuori regione. La cosa grave è che nelle beghe della politica c’è stato anche un crollo radicale, a livello culturale, dell’Università degli Studi del Molise”.

Pippo Venditti tocca tutti gli argomenti e non dimentica la scarsa promozione turistica del Molise: “Il Molise non si conosce, nonostante abbia posti bellissimi, che spezzano il fiato. Quando vai a Capracotta sembra che stai in Scozia e in pochi lo sanno. Qui si svolge una sagra, quella della pezzata, che è tra le più rinomate in Italia. Sapete che promozione ne viene fatta? La Regione Molise, l’anno scorso, ha stanziato duemila euro, quest’anno non ha previsto nulla nel budget. Purtroppo, in Molise non si investe sul territorio, ma solo sulle persone a suon di stipendi d’oro, vitalizi, rimborsi spese e così via. Non tutte le colpe, comunque, sono di Paolo Di Laura Frattura, che comunque non è esente da errori, ma lui ha anche trovato le macerie quando è arrivato. E ricostruire non è mai facile”.

Il dj Pippo Venditti che musica consiglia per l’estate? “The Black Keys, Damon Alborn, Le luci della centrale elettrica, l’ultimo disco della nostra concittadina Chiara Izzi, ‘Motifs’, ‘Notes’ del corregionale Simone Sala e ‘Canzoni’ di Chiara Civello”.

Cosa farà Pippo Venditti quest’estate? “Porteremo lo spettacolo musical-teatrale, ‘I Viaggi di Novecento’, liberamente tratto da Alessandro Baricco, in tutto il Molise, insieme con gli amici e colleghi Diego Florio, Marco Mancini, Donato Cimaglia e Nicola Corso”.

Pippo Venditti, al termine della lunga chiacchierata, ha concluso: “Io voto comunista da sempre e sono un berlingueriano. I discorsi di Berlinguer mi emozionano ancora, arrivo addirittura a piangere. Dunque, come posso mai credere in tutto ciò che mi circonda?”.

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