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Dal Brasile a Piazzetta Palombo per il suo “Fantasma Rupestre”. La tridimensionalità recupera il ‘reale’ per dire no alla violenza

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L’architetto e artista Cesare Pergola

FABIANA ABBAZIA

Dai tempi dell’università ha vissuto a Firenze e da sette anni si è trasferito in Brasile. Ma il rapporto con il suo Molise non l’ha mai interrotto, tanto da voler portare il suo progetto sia a Limosano, suo paese d’origine dove ha ancora gli affetti più cari, sia a Campobasso dove ieri sera, mercoledì 3 agosto, è andato in scena il suo ‘Fantasma Rupestre’. Stiamo parlando dell’architetto e artista italiano Cesare Pergola che, in uno degli scorci più belli del capoluogo, ha presentato la sua opera che lui stesso definisce di “artigianato digitale”. Evento inserito nel cartellone estivo promosso dall’assessorato alla Cultura di Palazzo San Giorgio. Il lavoro di Pergola sarà presentato sabato 6 agosto anche a Limosano.

Il progetto audio-visivo che ha fatto tappa nell’incantevole Piazzetta Palombo è nato due anni fa in Brasile e ora, non solo sta girando il mondo, ma sta subendo anche una serie di trasformazioni, tant’è che da semplici immagini ora è diventato un vero e proprio video con animazioni che, con un accompagnamento sonoro, si appella alla “non violenza”. “Un tema – dice Pergola – attuale sopratutto in un momento come questo”.

fantasma rupestre

In Piazzetta Palombo ‘Fantasma Rupestre’

L’iniziativa, che l’artista definisce “elitaria” è allo stesso tempo molto semplice e molto complessa nella sua interezza, in quanto le ricerche sulle maglie tridimensionali ricomprendono un po’ anche gli studi del Rinascimento relativi alla prospettiva che volevano “porre” su un foglio la tridimensionalità. Il tutto, però, viene recuperato e ribaltato, dato che questa volta è la tridimensionalità a essere riportata nella realtà e negli spazi veri.

Insomma, un progetto che ricomprende il binomio reale/virtuale in una dimensione che vede l’utilizzo consapevole di quest’ultimo in funzione artistica, senza però mai tralasciare la dimensione umana della prospettiva reale.

“ Io – dice ancora l’artista – faccio parte della generazione nata prima del digitale, per cui ancora riesco a distinguere i due mondi. Cosa che invece sfugge spesso alle nuove generazioni. Quando dico ciò, penso proprio alla violenza e a come essa venga in qualche modo stimolata anche dai videogiochi. Lavoro con la tecnologia – conclude poi l’architetto – e ovviamente non sono contro, ma è bene recuperare l’esperienza diretta con il reale e tutta la sensorialità da cui l’uomo non può in alcun modo prescindere”.

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