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Storie di giovani / Il sogno di Antonia nelle pagine della sua tesi di laurea: per l’ex “Romagnoli” un progetto di riuso temporaneo

Il prototipo di Antonia Bove a Piazzetta Palombo

Il prototipo di Antonia Bove a Piazzetta Palombo

FABIANA ABBAZIA

In alcuni stati è molto in voga, mentre stenta a decollare in Italia e in modo particolare al Sud. Parliamo del cosiddetto “riuso temporaneo” che ha però fatto tappa a Campobasso e, questa volta, non per mano di qualche associazione, ma grazie a una laureanda alla Facoltà di Architettura all’Università degli Studi Roma Tre che ha inserito un progetto pensato per la città capoluogo nella pagine della sua tesi.

Uno studio, quello della giovane campobassana Antonia Bove, che è stato pensato per l’area dell’ex stadio Romagnoli. La zona su cui da tempo in città è aperto il dibattito per la nuova sede della Regione. La medesima area che fece da protagonista il 5 luglio 2014  è stata, infatti, individuata dalla studentessa come “ideale per un progetto di riuso temporaneo”.

“Fu proprio in occasione della visita di Papa Francescoracconta Antonia – che mi venne l’idea. In quel periodo stavo già pensando che, quando sarebbe arrivato il momento, avrei voluto fare una tesi sulla mia città e , in quel frangente capii che quello era il posto giusto. Il progetto della nuova sede della Regione e la sua successiva realizzazione richiederà molto tempo ed è proprio in questo periodo che si potrebbe utilizzare quella zona in maniera diversa”.

Lì dove tempo fa ogni mese trovava posto la fiera della città potrebbe così essere una zona ripensata proprio per questa destinazione d’uso temporanea. “La pavimentazione è stata pensata appositamente in pallet, materiale facile da smontare e portare via. Mentre gli stand espositivi potrebbero essere realizzati con delle semplici cassette di plastica che in genere servono per la frutta”.

indexIn realtà, proprio un prototipo di questo tipo di stand da qualche tempo ha trovato posto in Piazzetta Palombo a Campobasso. Un modello realizzato, oltre alle cassette con un telo impermeabile e piccoli ganci di ferro,  e le cui foto finiranno sulla tesi di Laurea di Antonia. Ed è sempre quest’ultima a essere sicura di come il riuso temporaneo possa giovare alla città capoluogo e come esso possa rappresentare la soluzione per dire addio al degrado in alcune aree della città.

“Nel resto d’Europa è una pratica diffusa da molti anni, – spiega ancora Antonia – mentre in Italia non riesce ad attecchire. Nel nostro Paese viene concepito come una ‘toppa’, quando in realtà non è assolutamente così”. E in effetti il riuso temporaneo è utile ed è pensato proprio in quel lasso di tempo che intercorre tra vecchia e nuova destinazione d’uso di un’area o di un edificio, che in Italia può richiedere tantissimi anni, spesso molti di più che  da altre parti del mondo.

3“Ad Amsterdam esistono uffici nati proprio in relazione al riuso temporaneo. I locali – analizza la laureanda del capoluogo molisano vengono ceduti a canoni agevolati o attraverso la concessione d’uso gratuito e, il proprietario a cui viene dato, deve occuparsi della manutenzione ordinaria. Si tratta di un modo per strappare i luoghi all’abbandono e all’incuria. Qualche bell’esempio c’è anche a Milano dove è nata anche un’associazione specifica”.

 E chissà che anche Campobasso possa guardare al capoluogo lombardo, in fondo Antonia deve sperarci abbastanza per aver deciso di inserire la propria città in un lavoro così importante della propria carriera di studio.

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