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Sanità, Ruta e Frattura trovano l’accordo. Il senatore si schiera in difesa del Cardarelli, ma Leva si dice lontano dal governatore

ruta

Il senatore del Pd, Roberto Ruta

ANDREA VERTOLO

Sulla riorganizzazione della sanità regionale c’è, dopo un lungo periodo di confronti, un accordo condiviso tra i parlamentari Roberto Ruta e Danilo Leva e il presidente della Regione Paolo Di Laura Frattura. Ad annunciarlo è proprio il senatore del Partito Democratico che, nella mattinata di oggi  martedì 29 marzo, nella  sede regionale del partito, ha spiegato punto per punto quello che potrebbe essere il nuovo piano di riordino della sanità molisana. Ciò è avvenuto solo poche ore dopo che  sullo stesso tema, attraverso una nota stampa il parlamentare del Pd, Danilo Leva, si era mostrato molto più distante dal numero uno del Molise, dichiarando come “Il confronto con il governatore proseguirà nei prossimi giorni, ma senza soluzioni chiare e nitide sotto questo profilo, non ci potrà essere mai nessuna intesa. Ragione per la quale – aveva sottolineato Leva – giovedì 31 marzo parteciperò convintamente alla fiaccolata in difesa della ‪‎sanità‬ pubblica che si terrà a Isernia”‬.

“Attraverso diversi incontri avuti  Frattura – ha esordito invece Roberto Ruta dinanzi ai giornalisti del cpaoluogo – siamo giunti a un punto decisivo. Dopo aver elaborato diverse ipotesi, per  arrivare a una modifica condivisa del piano di riorganizzazione dell’offerta sanitaria regionale, abbiamo verificato la percorribilità, sia sul piano giuridico che finanziario, che ci consente di raggiungere alcuni obiettivi a noi irrinunciabili. Innanzitutto, la percentuale dei posti letto – ha affermato il senatore Ruta – non potrà essere inferiore al 75% nel pubblico e non superiore al 25% nella sanità privata”.

Un passo in avanti, dunque, verso la tutela della sanità pubblica alla quale, nei piani del governatore Frattura, erano affidati il 63% dei posti letto, in relazione al 37% delle strutture private. “Inoltre – ha proseguito Ruta –  dovrà essere inserita una formale previsione di integrazione e non sostituzione della sanità privata con quella pubblica”. Il riferimento va, in questo caso, alla proposta di Frattura che vedrebbe, invece, il reparto di oncologia e cardiologia del Cardarelli interamente gestite dalla Fondazione Giovanni Paolo II.

“Dovranno essere garantite  – ha evidenziato Ruta – le  risorse umane e tecnologiche, necessarie in tutte le strutture pubbliche della regione. Il potenziamento della medicina sul territorio e a casa del cittadino, in modo deciso e capillare. Questi interventi – ha continuato – dovranno essere predisposti  prima di dare esecutività al riordino sanitario e solo dopo aver garantito la piena funzionalità delle reti d’emergenza su tutto il territorio, compresi i luoghi più difficili da raggiungere”.

Nella mediazione, quindi, si registrerebbe un passo indietro da parte del governature Frattura,  rispetto al piano di riordino annunciato da tempo. “Ad oggi il lavoro di elaborazione e di verifica della fattibilità di questa nuova proposta – ha concluso Ruta –  è il frutto di una chiara mediazione. Riconosco, in tal senso, un impegno pieno e incondizionato del presidente Frattura nel perseguimento di questa nuova soluzione”.

Per avere la certezza che il nuovo piano, nato dalla mediazione interna al Partito Democratico, possa ricevere l’ufficialità, bisognerà attendere la giornata di giovedì 31 marzo, quando da Roma si acquisirà formalmente la disponibilità per poter definire nel dettaglio la modifica. La nuova proposta, così definita, sarà cominciata lunedì 4 aprile.

“Qualora non dovesse concludersi positivamente tale percorso – ha chiosato Ruta, al termine dell’incontro con i giornalisti – continuerò ad impegnarmi per modificare, nella sostanza, il piano di riorganizzazione con tutti i mezzi necessari”.

Una dichiarazione, questa del senatore Ruta, che non lascia intendere ripensamenti da parte di Frattura rispetto al nuovo piano. Un dietrofront da parte del governatore della Regione, infatti, sancirebbe definitivamente la rottura interna al Partito Democratico.

 

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