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Referendum anti-trivelle/ Termoli fa gola alle società petrolifere

Referendum abrogativo

Referendum abrogativo

MARIA CRISTINA GIOVANNITTI

È virale l’hashtag #iovotosì sui social per il Referendum abrogativo anti trivelle del prossimo 17 aprile promosso da molte associazioni ambientali, tra cui GreenPeace o Legambiente.

Il tema trivelle è un tema caldo soprattutto per il Molise che è una delle regioni che fa più gola alle società petrolifere, tanto che oltre il 65% del territorio è coinvolto in progetti di estrazione di idrocarburi. Tre sono i grandi lavori di estrazioni per il Molise: le trivelle di Irminio, nel cuore della regione, l’estrazione di gas del Sinarca, della Gas Plus e il progetto della Petroceltic, tra Termoli e le Isole Tremiti. Di recente, però, quest’ultimo progetto è stato annullato. A rinunciare la stessa società Petroceltic: “Essendo trascorsi 9 anni dalla presentazione dell’istanza, periodo durante il quale si è registrato un significativo cambiamento delle condizioni del mercato mondiale, Petroceltic Italia ha visto venir meno l’interesse minerario al predetto permesso. A fronte di questa valutazione, Petroceltic Italia ha presentato Istanza di rinuncia al Ministero dello Sviluppo Economico”. Nel caso della Petroceltic, dunque, un pericolo scongiurato per la regione Molise ma non la soluzione del problema ‘trivelle’ e della petrolizzazione dell’Adriatico.

Infatti, tra i lavori in cantiere sostenuti dal Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico vi sono i progetti Spectrum Geo della società inglese che prevede ispezioni sismiche lungo la riviera adriatica a 25 chilometri dalla riva e lungo i 700 chilometri della costa, ovvero un vasto territorio che parte da Rimini e termina a Santa Maria di Leuca. Le zone interessate ai sondaggi sismici e alla trivellazione dei fondali marini saranno, secondo le carte dei progetti Spectrum, anche Vasto, Termoli e e le isole Tremiti. La tecnica prevista sarà l’air gun, una modalità ad esplosione tra le maggiori cause di spiaggiamenti o morte degli animali marini. Lo spiega il WWF, lo conferma anche l’Istituto Superiore di Sanità: “Elevati sono i pericoli per i pesci, ma soprattutto per i cetacei, con danni all’apparato uditivo e conseguenze fisiche anche letali. Elevati sono i pericoli per i pesci, ma soprattutto per i cetacei, con danni all’apparato uditivo e conseguenze fisiche anche letali”.

Un inquinamento ambientale ma anche alimentare se si tiene conto delle analisi trasmesse da GreenPeace dopo aver monitorato  tra il 2012 e il 2014 le acque e la fauna marina nei pressi di 34 piattaforme, tutte presenti nell’Adriatico. Dai risultati è stato riscontrato che c’è un’alta concentrazione di metalli pesanti: cromo, nichel e piombo, idrocarburi. Alcune di queste sostanze veramente cancerogene possono tranquillamente entrare nella nostra catena alimentare, come avviene ad esempio con le classiche cozze che finiscono nei nostri piatti. Secondo i dati del dossier, le cozze che crescono nei pressi di piattaforme di trivelle hanno una concentrazione di mercurio pari al 82% del totale. Consistente è anche la presenza di cadmio che lo Iarc classifica come ‘cancerogeno’ e dannoso per reni e apparato scheletrico.

 

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