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Nasce ‘il giardino del Giusti’ per iniziativa del ‘Romita’. L’ambasciatore Barbarani torna a Campobasso: “I giovani devono avere passione e apprendere il senso della giustizia”

Le docenti Simonetta Tassinari e Adele Fraracci con l'ambasciatore Emilio Barbarani

Le docenti Simonetta Tassinari e Adele Fraracci con l’ambasciatore Emilio Barbarani

ADELE FRARACCI

In Molise nasce il ‘giardino dei Giusti’. Appartengono alla galleria dei Giusti coloro che hanno saputo proteggere il valore e la dignità dell’uomo nei periodi bui della storia, dando lustro alla loro Nazione.

Sono semplicemente delle persone che, posti di fronte all’ingiustizia, reagiscono sapendo opporsi anche a rischio della propria vita.

È in questa galleria di Giusti che troviamo i nomi degli ambasciatori Tomaso de Vergottini e Emilio Barbarani, i quali, al tempo della caduta di Allende e del golpe di Pinochet, nella ordinaria attività connessa alla loro funzione hanno espresso tutta la loro robusta componente umana ed etica nel lavoro, salvando i tanti perseguitati dal regime e scrivendo una pagina eroica di storia nazionale, quella dell’ambasciata italiana.

Il Liceo Scientifico “Romita” di Campobasso, martedì 8 marzo 2016, alla presenza delle autorità locali, regalerà al Molise e alla città di Campobasso la ‘Memoria del Bene’, il suo giardino dei Giusti, con la piantumazione dei primi due alberi assegnati al merito e all’onore dei due ambasciatori e teso a coltivare nella terra la radice dei valori umani e dei principi democratici secondo il percorso di ‘Memoria e cittadinanza’ tracciato da anni e rivolto ai propri studenti dai docenti del dipartimento di storia e filosofia del liceo.

L’ambasciatore Barbarani, che è stato già ospite al “Romita” in occasione della giornata dedicata “all’altro 11 settembre”, quello cileno appunto, torna a Campobasso in occasione di questo nuovo appuntamento.

Ambasciatore, come si è stretto questo rapporto col Molise? “Dall’attenzione da parte del Liceo “Romita” ad aver cura per la memoria storica, tanto da condurre ad approfondire la storia del Cile e a leggere il mio libro ‘Chi ha ucciso Lumi Videla?’ che racconta l’avventura dell’ambasciata italiana ai tempi del golpe di Pinochet e del ritrovamento del corpo nel giardino dell’ambasciata di questa giovane e bella ragazza, il cui nome e la cui vicenda da’ il titolo alla pubblicazione”.

Cosa ha spinto voi funzionari a sfidare la storia e a salvare vite a rischio della vostra? “È facile rispondere a questa domanda. La risposta è nel libro e può essere sintetizzata in una battuta: perché no? – perché no? È, mi creda, impossibile di fronte al pericolo, alle persecuzioni, agli occhi smarriti e terrorizzati restare fermi e neutrali. È più facile dare ascolto al nostro cuore, al riconoscersi nell’altro da sé e nella solidarietà, ad agire secondo il dettato dell’imperativo categorico, quel senso del dovere che anima la vita e dà autentico significato al lavoro”.

Qual è il messaggio che vuole inviare ai giovani? “Quello di avere fiducia, di mettere impegno e passione nella vita. Di saper riconoscere che all’interno delle Istituzioni ci sono sempre persone che lavorano con dedizione e competenza e tendono a realizzare il dovere e il senso di giustizia. Un esempio può per loro essere rappresentato anche dai loro professori o quantomeno da quelli che offrono con passione il loro servizio. Comunque le assicuro che il messaggio più bello è quello che gli studenti riescono a dare a me. Apprendo sempre tanto dagli studenti, infondono a loro volta coraggio e carica”.

Qual è la credibilta’ italiana all’estero? “Abbiamo certo avuto tempi migliori da questo punto di vista. Negli ultimi anni abbiamo molto sofferto in tal senso. In certi tavoli di lavoro in sede europea e internazionale non abbiamo seduto, in certi casi non siamo stati neppure interpellati. L’Italia ha dinanzi a sé un cammino in salita, ma sono fiducioso, bisogna essere fiduciosi e impegnarsi con talento e lungimiranza”.

Oggi lo scenario mondiale si è complicato. Qualcuno ventila l’ipotesi di una terza guerra mondiale. Non posso che, per missione e per visione, vedere oltre l’ipotesi di guerra e ritenere che bisogna sforzarsi nel costruire la pace. Questo è il punto. Bisogna saper costruirla, puntando alla radice con lucidità e coerenza , lontani da facili slogan o operazioni approssimative che radicalizzano le questioni locali con terribili conseguenze internazionali. La pace è ontologicamente possibile nella vita e nella storia”.

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