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Lavoro, piccola ripresa ma il peggio non è passato. Nel 2015 in Molise le assunzioni stabili aumentano del 22 per cento

LAVOROIl mercato del lavoro in Italia sembra essere in una fase di leggera ripresa, questo è quanto emerge dal Rapporto dell’Inps sul precariato pubblico nei primi nove mesi del 2015, mesi in cui gli assunti a tempo indeterminato sarebbero stati oltre novecentomila. Si tratterebbe di 703.890 nuove assunzioni e 202.154 trasformazioni di contratti a termine.

Rispetto allo stesso periodo 2014 (+98.046 posti) si registra una variazione positiva per 371.347 posti. “Tra gennaio e settembre 2015 – si legge nell’Osservatorio sul precariato – i nuovi rapporti di lavoro subordinato (esclusi i lavoratori pubblici, i domestici e gli operai agricoli) nel complesso sono stati 4,09 milioni a fronte di 3,49 milioni di cessazioni di rapporti di lavoro (con un saldo positivo di 599mila unità). Se si guarda ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato si sono registrati 1,7 milioni di nuovi contratti (comprese le trasformazioni di rapporti a termine e di apprendistato) a fronte di 1.232mila cessazioni. (469.393 il saldo positivo nei 9 mesi).”

Anche in Molise la situazione sembra tornare in positivo con un aumento del 22% delle assunzioni stabili con contratti a tempo indeterminato. Questo è quello che hanno registrato i dati Istat e che i dati Inps certificano per l’anno 2015. Da una ricerca di Impresa Lavoro è emerso un aumento di 1.533 posti di lavoro stabili nella nostra regione.

La coordinatrice regionale del movimento dei Cristiano Sociali, Piera Liberanome, ha commentato la situazione di ripresa in Molise attraverso una nota stampa. “Per il Movimento dei Cristiano Sociali è importante prendere atto con dati ufficiali certificati dall’Inps che in Molise cresce l’occupazione stabile e a tempo indeterminato, perché questo elemento aiuta a costruire una prospettiva di sviluppo solida che parte dai diritti dei lavoratori e dal miglioramento delle condizioni di vita delle persone. Leggendo le statistiche si assiste alla trasformazione di molti contratti da precari o a termine in assunzioni a tempo indeterminato in Molise con una novità sostanziale per i lavoratori coinvolti. Gli stessi potranno accedere a un mutuo bancario per l’acquisto della prima casa e potranno programmare meglio la propria vita familiare. Al di là delle posizioni di parte, che mirano o ad enfatizzare il dato statistico o a disconoscerlo per mera strumentalizzazione, per il Movimento dei Cristiano Sociali ci si trova al cospetto di una positiva inversione di un trend socio-economico che dal 2007 al 2014 aveva chiuso sempre in negativo con la perdita di posti di lavoro e con la precarizzazione dei contratti che da stabili diventavano a termine o a collaborazione co.co.pro e co.co.co.. Finalmente nel 2015 i contratti a tempo indeterminato per i primi undici mesi dell’anno crescono del 22% e incoraggiano i giovani ed i meno giovani a restare in Molise con un recupero di fiducia sociale e di prospettiva di vita. Per accompagnare la ripresa economica avviata e consolidare la crescita dell’occupazione stabile e sicura c’è bisogno di unità tra i sindacati e le imprese per difendere gli investimenti della Momentive di Termoli e lottare per attrarre altri investimenti produttivi privati. Se la difesa del lavoro – si legge ancora nella nota – non parte da accordi tra sindacati e imprenditori è più difficile creare quel clima di fiducia più ampio che serve per rilanciare il nostro territorio. A causa della fragilità del sistema produttivo in Molise nell’ultimo decennio si è assistito al confronto tra sindacati e istituzioni, tra sindacati e Regione come se il lavoro non appartenesse più alle imprese e agli imprenditori ma dipendesse dagli amministratori pubblici. Una distorsione culturale nefasta che ha consegnato alle polemiche politico il terreno del confronto sociale sul problema più importante di tutti, quello del lavoro. Si è fatta strada l’idea bislacca che in Molise il lavoro non lo crea l’impresa che sta sul mercato ed è tenuta a rispettare le leggi, ma il politico di turno che utilizza le tasse dei cittadini per dispensare posti di lavoro fasulli in modo clientelare. Al di là di chi amministra nei Comuni o alla Regione, se in Molise non si riscopre una verità elementare che è troppo ovvia per essere assimilata, e cioè che il lavoro lo crea l’imprenditore privato, l’azienda concorrenziale efficiente e motivata, non si andrà da nessuna parte. Servono accordi interconfederale e intese di categoria sui problemi dei diversi settori economici. Occorrono progetti di sviluppo aziendale condivisi da sindacati e imprese su cui coinvolgere le istituzioni. Si rifletta sulle proprie responsabilità e ciascuno si adoperi per la propria parte. Solo così il Molise riparte.”

In miglioramento anche il tasso di assunzione, ossia il rapporto tra assunzioni previste e il numero di lavoratori alle dipendenze presenti nelle imprese alla fine dell’anno precedente: se nel 2014 tale valore era pari al 6,1%, nel 2015 si porterà al 6,4%, percentuale in linea con quella nazionale. Fra le provincie molisane, Campobasso guida la graduatoria relativa al tasso di assunzione, con un valore leggermente superiore rispetto ad Isernia.

Come evidenzia l’Unioncamere Molise in una nota, “negli anni scorsi i bassi livelli della domanda di lavoro e gli alti livelli dell’offerta hanno portato, in molte province e nella media del paese, ad una rilevante riduzione delle difficoltà segnalate dalle imprese nel trovare le figure che intendono assumere. Con la ripresa della domanda, si registra ora un leggero aumento delle difficoltà a livello nazionale (dal 10 all’11%).Nello specifico le difficoltà di reperimento sono attribuite in modo più frequente ad una inadeguatezza della preparazione dei candidati (5% del totale) che non ad una scarsità di profili disponibili per l’assunzione (4%).

Sempre da Unioncamere fanno sapere come “guardando nel dettaglio alle professioni richieste dalle imprese della regione, si rileva che il 63% delle assunzioni programmate è concentrata su sole sei figure. Ai primi posti della graduatoria si trovano le professioni qualificate nelle attività ricettive e della ristorazione, cioè cuochi, camerieri, baristi e professioni simili (440 unità) e gli operai specializzati nell’edilizia (400 unità), seguiti a loro volta dalle professioni qualificate nelle attività commerciali, tipicamente commessi e personale di vendita, con 220 assunzioni previste. Tra queste tre professioni le imprese regionali segnalano problemi di reperimento superiori alla media per gli operai specializzati (19%) e per le professioni turistiche qualificate (10%)”.

cris.salvat.

 

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