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Lupi, cronaca di una trasferta: lo spettacolo al ‘Riviera delle Palme’, colorato rossoblù, è soprattutto sugli spalti

I tifosi del Campobasso ricordano Francesco Civerra

I tifosi del Campobasso ricordano Francesco Civerra

ANDREA VERTOLO

In questo girone dall’accento marchigiano sono poche le partite che i tifosi campobassani cerchiano in rosso sul calendario. Non ci sono rivali storiche, né sfide particolarmente affascinanti in termini di tifo, tranne per una, l’unica partita che ha il sapore dei tempi andati e mette in circolo quell’adrenalina collettiva mossa dal desiderio di imporsi sul tifo avversario. Tutto questo è Sambenedettese-Campobasso.

A dare lustro a questa gara, non sono solo gli anni gloriosi dei due club, ma soprattutto le due tifoserie che hanno conservato, nonostante i ripetuti fallimenti, una buona tradizione di tifo negli anni.

La voglia di esserci in questa trasferta, però, ha dovuto fare i conti con la forte nevicata che si è abbattuta su Campobasso alla vigilia dell’incontro. Questo fattore, accompagnato dall’angosciante presenza di scosse sismiche, che stanno tuttora assillando la città, ha reso impossibile o quanto meno sconsigliabile l’accensione di molte macchine e pulmini, rimasti in città battuti dal maltempo. Ben altro ci vuole, invece, per fermare chi è sempre stato presente anche nei modesti campi sportivi del girone. E, così, dopo aver superato la neve e il ghiaccio e aver macinato chilometri sull’autostrada A14, ecco che le “pezze” degli ‘Smoked Heads’ e del  ‘Nucleo Zasso’ giungono a destinazione. Importante, anche questa volta, l’apporto dei tanti ragazzi giunti da Bologna e da Roma  che fanno attestare il numero definitivo dei presenti nel settore ospiti ad oltre un centinaio.

Inoltre, da annotare è la presenza, nella curva di casa, sia gli ultras del Bayern Monaco che del Friburgo, gemellati da tempo con gli Ultras Samb.

L’ingresso in campo delle due squadre non concilia di certo con la categoria. Uno spettacolo, quello offerto dalla curva sambina, che rende davvero onore a questa gara.

Un telone rossoblù con la scritta “Ultras Samb” scende dall’alto e copre l’intero settore, sovrastando le teste dei tifosi che, nel frattempo, intonano a gran voce il coro “Forza Samba olé, impazzisco per te”. Contemporaneamente uno striscione viene srotolato su tutta la balaustra e recita: “Tradizione è custodia del fuoco. Non adorazione delle ceneri”. Una frase, questa, che dovrebbe essere ricordata anche da chi, a casa nostra, è rimasto ad adorare il passato, trascurando e maltrattando spesso il presente.

La Curva Nord ‘Michele Scorrano’, intanto, comincia a far sentire la propria voce. Il settore viene colorato da quattro bandieroni che sventoleranno alti per tutta la gara, mentre i cori iniziano a rimbombare in tutto lo stadio. Il “Riviera delle Palme” diventa una bolgia, da una parte e dall’altra non si smette di sostenere e non mancano i minuti in cui a sentirsi sono solo gli ultras della ‘Scorrano’. Anche a San Benedetto del Tronto, infatti, i cori vengono seguiti solo dalla parte centrale della curva, mentre la gran parte dei tifosi segue a folate di entusiasmo. Sicuramente il settore contenuto, di gran lunga più piccolo dell’oceanica curva del “Romagnoli”, insieme alla copertura, che rende agevole ogni partita, indipendentemente dal tempo, favorisce molto sia lo spettacolo che l’aggregazione.

La partita, intanto, si mostra da subito vivace, con le due squadre che si affrontano a viso aperto. Gli equilibri sul cartellino, però, vengono subito cambiati. È la Sambenedettese che passa in vantaggio, il boato è forte e alimenta i cori che, per qualche minuto, verranno seguiti da tutti i presenti.

La Curva Nord ‘Michele Scorrano’ non si perde di certo d’animo e continua a sostenere la squadra che sul campo reagisce e lotta su ogni pallone, ma è nel secondo tempo che i lupi mettono davvero paura alla capolista.

Un Campobasso così tenace e combattivo non si era ancora visto in questa stagione, non c’è un pallone che viene lasciato al caso, non un contrasto risparmiato, così sull’ennesimo cross in aria di rigore, proprio sotto la Nord, il Campobasso regala la gioia del pareggio con l’ex di turno Alessandro, che di testa insacca a pochi centimetri dalla porta. Questa volta l’esultanza è tutta campobassana, con gli oltre cento supporter che si impadroniscono della scena.

Smaltita la delusione per il pareggio subito, dalla curva della Samb, viene esposto uno striscione:Gennaio 1986- 2016: trent’anni fa un bandito è arrivato in città”. In questo modo gli ultras marchigiani onorano la trentennale storia del gruppo “Ultras Samb”. Trent’anni con il bandito giallo come simbolo della tifoseria.

Uno striscione del tutto diverso era stato esposto, invece, ad inizio della ripresa dalla Nord ‘Scorano’ con su scritto: “Vola alto Frenk” e uno scroscio di applausi che hanno ricordato, anche in questa giornata, la morte prematura del giovane campobassano Francesco Civerra che, pochi giorni fa, lasciava la sua vita, abbandonando in un lutto terribile l’intera città.

Sul campo, intanto, le due squadre si danno battaglia senza esclusioni di colpi. Ma a cambiare definitivamente le sorti della partita è la più infame delle regole, un calcio di rigore, a favore dei padroni di casa. I campionati, in fondo, si vincono anche così, con una partita da “X” che si trasforma miracolosamente in una vittoria. La sorte dal dischetto di certo non può sorridere al Campobasso che quest’anno la fortuna non l’ha mai vista passare e, infatti, il pallone passa sotto le braccia del portiere e gonfia la rete regalando ancora la gioia del boato ai tifosi della Samb.

La partita può così concludersi, con i lupi che fino alla fine hanno fatto soffrire la capolista indiscussa del girone.

Il boato, a fine partita, del “Riviera delle Palme” è la prova di come i ragazzi di mister Favo hanno combattuto fino all’ultimo secondo.

La “Nord” ha assistito ad una vera battaglia e al triplice fischio finale onora i propri combattenti applaudendoli e chiamandoli sotto il settore.

I giocatori hanno, infatti, da ascoltare due cori finali, da portarsi dentro per tutte le prossime partite. “Vi vogliamo così” a testimonianza che non serve il risultato per onorare i colori, ma il sudore e la grinta. Ad accompagnare i giocatori negli spogliatoi, invece, è il coro che intona “Che importa se non arriva la promozione”  tornato ad essere cantato con forza e convinzione da tutti. D’altronde a casa nostra c’è ancora da custodire un fuoco, in una città ancora troppo fiera delle sue ceneri.

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