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Il giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra, ricordato dal fratello Paolo: “Il suo martirio per non abbassare la guardia. Dimenticato dal ‘Mattino’ fino all’arrivo di Zavoli, per l’indagine decisivo D’Alterio”

Il convegno sulla figura del giornalista Giancarlo Siani: da destra, Palmieri, Paci, Battista e de Capoa

Il convegno sulla figura del giornalista Giancarlo Siani: da destra, Palmieri, Paci, Battista e de Capoa

GIUSEPPE FORMATO

Un incontro alla biblioteca d’ateneo per ricordare il giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra a soli 26 anni il 23 settembre 1985. Ad organizzarlo l’amministrazione comunale di Campobasso, con il suo assessorato alla cultura, col patrocinio dell’Università degli Studi del Molise, nell’ambito del ciclo di incontri del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dal tema “Criminalità organizzata, territori, giornalismo”

“Il martirio di Giancarlo – il ricordo del fratello Paolo Siani, di professione medico – è servito a non far abbassare l’attenzione sui fenomeni criminosi e sulla consapevolezza che la criminalità organizzata non va sottaciuta, ma combattuta. Ho partecipato a un altro convegno organizzato dalla scuola media “Giovanni Verga” di Napoli – ha proseguito il presidente della Fondazione “Polis vittime innocenti della criminalità organizzata” – e ho felicemente constatato che gli alunni di quell’istituto conoscevano alla perfezione la storia del loro concittadino che non si era piegato ai poteri forti, nonostante fosse un giornalista precario e non tutelato per nulla dalla sua redazione del “Mattino”. Giancarlo – ha sottolineato il fratellocontinua a parlare grazie a coloro che lo ricordano in incontri come questi e ai giornalisti che proseguono la sua opera di affermazione della verità. La verità su mio fratello – ha ricordato il medicofu scoperta grazie a un giovane magistrato, oggi procuratore capo proprio a Campobasso, Armando D’Alterio, il quale riaprì le indagini su quell’efferato delitto, riuscendo a trovare la strada giusta, smascherando mandanti ed esecutori materiali dell’assassinio, fornendo le prove per far condannare i criminali”.

“Attorno a Giancarlo Siani – ha concluso il fratelloper anni c’è stato un alone di mistero, anche nella sua stessa redazione del “Mattino”. Già a partire dal suo assassinio fu data la notizia senza lo spazio richiesto da una simile notizia e per lungo tempo della sua figura non se ne è più parlato. Fu con l’arrivo alla direzione di Sergio Zavoli che la sua memoria ha iniziato a essere rispettata con il dovuto rispetto”.

A coordinare i lavori, il professor Gabriele Paci, docente del laboratorio di scrittura giornalista dell’Unimol. Presenti il sindaco di Campobasso, Antonio Battista; l’assessore alla cultura, Emma de Capoa, e il Rettore dell’Unimol, Gianmaria Palmieri.

“Quando mi ritrovo a parlare del barbaro assassinio di Giancarlo Siani – le parole del Rettore Palmierinon posso che ricordare che quell’esecuzione avvenne sotto casa di una mia zia e, soprattutto, nel cuore di Napoli. Un omicidio che sconvolse la città partenopea, che mostrò un nuovo modus operandi della camorra. Fu colpito un giovane della media-borghesia, peraltro precario nella sua redazione. Possiamo notare – ha sottolineato Palmieri – che, a distanza di 30 anni, la precarietà di chi intraprende la strada del giornalismo già all’epoca si sentiva così forte. La sua figura diventò eroica – ha affermato il Rettore – perché Giancarlo Siani era un giovane impegnato, che dimostrò all’Italia intera che anche la professione giornalistica, seguendo sempre la verità, è un impegno civile, al pari di quello della magistratura e delle forze dell’ordine. Oggigiorno – ha concluso Palmieri la criminalità organizzata, purtroppo, non è più circoscritta nei territori, ma è ramificata su tutto il territorio nazionale. Per questo motivo, il lavoro dei giornalisti – rivolgendosi agli studenti di Scienze della Comunicazione – acquisisce sempre più importanza”.

“Siamo chiamati a difendere il nostro territorio – l’intervento del sindaco Antonio Battista, proseguendo il discorso di Palmieri – da eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata. Per questo motivo, saranno moltiplicati gli sforzi affinché la Corte d’Appello conservi la sua sede in Molise e nel capoluogo di regione. È una garanzia di legalità. Il Molise resta un’isola felice – le parole di Battistarispetto ad altre realtà ed è il miglior bigliettino da visita che possiamo mostrare per tutti coloro che vogliono venire in Molise e, in questo contesto, per gli studenti e le loro famiglie. Informare, conoscere e prevenire sono le parole della nostra amministrazione – ha continuato il primo cittadinoin tema di legalità. Su questo fronte, l’assessore de Capoa sta portando avanti un progetto con le scuole e, come per questo incontro, anche in quelli del nostro progetti sentiamo i fatti dalla viva voce di chi, purtroppo, li ha conosciuti da vicino. Parlarne e discuterne è la migliore arma, per combattere la criminalità organizzata”.

“Siani – ha evidenziato il professore Gabriele Pacitradì la borghesia partenopea, trincerata dietro il sottacere certi argomenti, quelli che il giornalista denunciava. Scoprì la connivenza tra le famiglie più importanti di Torre Annunziata e il boss del luogo, Gionta, per la gestione degli appalti della ricostruzione post-sisma in Irpinia. Non gli fu perdonato, nemmeno da alcuni suoi colleghi, che provarono a far dimenticare il suo sacrificio. Fu Sergio Zavoli, appena prese la direzione del “Mattino”, a sdoganare il suo nome e a restituire a Siani la giusta dignità”.

“Il giornalista Giancarlo Siani – ha concluso il dibattito l’assessore Emma de Capoa – ha dato la vita in nome degli ideali e del senso civico. È andato per la sua strada, pur consapevole dei rischi che stava correndo. Siani è stato ucciso anche perché, come spesso accade in questi casi, fu lasciato solo contro i poteri forti. Deve restare un esempio per i giovani e per tutti i giornalisti, che ogni giorno nello svolgimento della propria professione dovrebbero tenere a mente i principi dettati nella Costituzione italiana”.

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