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Lupi, cronaca di una trasferta: si torna da casa con più di un semplice pareggio, ma con il ritrovato feeling tra squadra e ultras

I giocatori del Campobasso salutano i calciatori a fine partita al 'Mancini' di Fano

I giocatori del Campobasso salutano i calciatori a fine partita al ‘Mancini’ di Fano

ANDREA VERTOLO

Dal ‘Mancini’ di Fano si esce con la consapevolezza di non aver portato solamente un punto a casa, ma qualcosa di più importante. Per chi è rimasto a godersi la domenica in salotto, sarebbe difficile immaginare cosa sia potuto succedere di diverso nell’arco di una settimana. Solo sette giorni fa, infatti, con un pareggio contro il Monticelli, la Curva Nord rimandava la squadra negli spogliatoi accompagnandola a suon di fischi. A Fano, invece, dopo il novantesimo e il terzo pareggio consecutivo, la squadra ha ascoltato i cori d’incitamento, che sono proseguiti incessantemente ben oltre il triplice fischio finale.

Per chi era presente lo scorso anno  a Macerata, dove gli ultras continuarono a sostenere per oltre un’ora dalla fine del match, terminato con 3-0 per i biancorossi, poi risultati vincitori indiscussi della passata stagione, sarebbe più semplice immaginarsi la scena, ripetutasi, in buona parte, in quel di Fano.

Un clima disteso e propositivo si avvertiva già al di fuori dell’impianto, ma è l’arrivo dei tantissimi seguaci rossoblù arrivati in massa da Bologna, città nella quale molti ragazzi hanno trovato lavoro o stanno proseguendo gli studi, che ci si è dimenticati di classifiche e piedi storti, dando il via a quella sana voglia di incitare la propria squadra indipendentemente da tutto.

In fondo, per chi vive fuori dalla propria città, la prima vittoria è quella di ritrovarsi con i propri concittadini a chilometri e chilometri di distanza e riabbracciarsi in nome dei colori della propria terra.

Così salgono i gradoni del settore ospiti i circa cento ultras rossoblù, che quadrati e ordinati, si posizionano dietro le immancabili pezze degli Smoked Heads e del Nucleo Zasso, pronti per far rimbombare, anche in questo stadio, il nome della propria città.

Una parentesi (l’unica) spiacevole di un bel pomeriggio è stato il divieto dell’utilizzo di un pezzo di stoffa con su scritto “Diffidati”. Responsabilmente ci si lascia dietro le spalle il divieto, visto dai tifosi come un limite posto alla libertà di espressione e di esprimere la propria solidarietà, e si comincia a colorare con bandieroni e drappi il settore.

Dalla parte opposta gli ultras granata, dietro lo striscione dei Phanters Fano, sono compatti e si ascolteranno spesso con netti boati, nati dai molti cori a rispondere. Un tifo, quello locale, che forse più di qualcuno si aspettava essere più numeroso, visto il buon cammino dei granata in campionato, ma che si manterrà di buon livello per tutta la gara.

Il primo tempo corre liscio come l’olio, senza grossi sussulti, con una partita che si mantiene vivace. Così come vivace è il tifo rossoblù, che man mano che i minuti scorrono sembra affermarsi, a tratti, su tutto lo stadio.

Nel secondo tempo il sole accieca gli occhi dei supporter proprio nella zona di attacco dei lupi, ma è un rigore per il Fano a far cambiare gli equilibri sul tabellino. Dagli undici metri calcia il molisano Sivilla che buca la rete, ma il vantaggio granata non infierisce più di tanto sul tifo campobassano che, ormai, oltre ad essersi abituato allo svantaggio in gara, è consapevole del valore da dare a questo campionato. Continuare una qualsiasi forma di contestazione sarebbe, in effetti, al quanto inutile. Si può toppare una stagione, ma di certo non ci si può permettere di prestare il fianco, a suon di fischi, all’idea del fallimento generale e alla guerra del tutti contro tutti. Ciò che è stato costruito in questi 3 anni, è molto più prezioso anche della stessa promozione.

Sono, inoltre, proprio queste occasioni, nelle quali più si è in difficoltà più si è attaccati alla maglia, a mostrare la vera forza della piazza rossoblù. Il rimbombare del nostro dialetto in tutta Italia, imporre la voce sul tifo di casa, anche quando si è in svantaggio, è ciò che rende ancora magica e attuale la nostra storia.

La squadra in campo, inoltre, sembra finalmente correre con più grinta e così, meritatamente, il Lupo regala la gioia del pareggio con un gol di Bucchi, quasi nei minuti finali della gara. Un pareggio che va anche stretto considerando i due gol annullati, il secondo dei quali certamente regolare. Ma va bene anche così, se da un lato ci è scrollati di dosso il peso della promozione che sta sfumando, dall’altra c’è ancora da aggraziarsi la fortuna che, mai come quest’anno, non è mai pervenuta.

Arriva così il triplice fischio, ma i cori, ancora alti nel cielo fanese, non smettono di echeggiare. La squadra applaude i tifosi, ancora a testa bassa, ma questa volta sono proprio i cori di incitamento provenienti dalla Nord a far rialzare la testa ai ragazzi in campo. Ed è cosi, che da Fano non arriva solo un punto, ma qualcosa di più importante che possa far voltare pagina, più che al campionato, all’animo di tutto l’ambiente. Servirà qualcosa di eccezionale per il futuro, un qualcosa già è successo, e si chiama Curva  Nord.

 

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