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‘Impara l’arte’ presenta Sara Petrella: la vita nella capanna dell’arte

Sergio Marchetta con Sara Petrella

Sergio Marchetta con Sara Petrella

SERGIO MARCHETTA

Oggi è uno di quei giorni in cui esci di casa con la giacca pesante e poi ti accorgi che un sole inaspettato ti fa venir voglia di metterti leggero; oggi è uno di quei giorni in cui arrampicarsi lungo le scalinate del centro storico di Campobasso è più che mai un piacere sotto l’azzurro, soprattutto perché sto per incontrare una giovane donna che si racconterà attraverso la passione, l’arte, i sogni: Sara Petrella.

Come si definisce Sara? Pittrice, violinista, attrice? “Sono una ragazza con tanta voglia di esprimermi attraverso il talento che ho coltivato nel corso degli anni: la pittura, il disegno, la musica. Nonostante alcune scelte e situazioni mi abbiano parzialmente allontanata dal percorso che avrei voluto intraprendere. Subito dopo la Laurea ho intenzione di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti per riuscire finalmente a tirare fuori tutte le mie capacità artistiche per poterle esprimere fino in fondo”.

Quando crei la tua arte ti senti sempre ispirata oppure l’estemporaneità può giocare un ruolo importante? “L’arte può essere un bisogno impellente come anche necessità di progettare. Non esiste una regola”.

Tu non ti identifichi solo con la pittura; infatti negli ultimi anni ti sei accostata anche al teatro, in particolare al musical. Il mio avvicinamento al teatro è stato in qualità di assistente alla scenografia al fianco di Lara Carissimi fino a quando – per una serie di eventi –  mi sono ritrovata sul palcoscenico in un ruolo del musical “La Bella e la Bestia” prodotto dall’Associazione Ouverture: sicuramente un impatto forte ma assolutamente adrenalinico e divertente. In seguito ho preso parte come comparsa nello spettacolo teatrale “Fonzo e Delicata” e al teaser de “La leggenda di Delicata Civerra”.

L’arte nasce “da dentro” o è frutto di insegnamento? “La passione per il disegno e la musica sono state sempre parte di me. Certo, si possono avere doti innate ma il livello artistico nella musica è il risultato di studio e formazione. Per quanto riguarda il disegno, invece, penso che sia un pò differente: il punto di partenza è una manualità assolutamente innata. Tuttavia, in entrambi i casi, la tecnica è imprescindibile”.

Quando lavori su commissione ti senti limitata nell’esprimerti? “Assolutamente no. Anche in quel caso esercito la mia inventiva personale, il mio gusto, la mia libertà artistica che rende riconoscibile la mia mano già dall’utilizzo dei colori”.

Quanto sei curiosa? “Molto. Di conoscere, di crescere”.

Sogni mai ad occhi aperti? “Sempre con aspettative diverse e senza cedere a false illusioni. Il mio sogno oggi è iscrivermi in Accademia e formarmi nel disegno. Scegliere di essere artisti appare come una decisione lontana dal mondo del lavoro in senso stretto e questo rende tutto ancora più difficile”.

Qual è il segreto che rende l’arte un mezzo di comunicazione? “Trasmettere emozioni, colori, suoni. Provare ad arrivare alla mente e al cuore per restare nei ricordi”.

Che valore ha l’applauso del pubblico? “Uno spettatore che applaude è una persona a cui l’artista ha dato ciò che egli cercava”.

Ti sei lasciata coinvolgere in diverse iniziative legate alla tua terra, alle tradizioni, alla storia popolare: quanto sei legata alle tue origini? “Questa terra è il mio cuore, il territorio delle mie ispirazioni, la mia storia. Uno dei motivi per cui ho rinunciato a qualche occasione subito dopo le suole superiori è stato proprio il legame smisurato per i miei luoghi. Probabilmente se dovessi scegliere adesso mi comporterei diversamente e sarei più audace”.

Quanto è importante viaggiare per un artista? “E’ importante per i colori: ogni posto ha colori diversi per i miei pennelli e per i miei ricordi. Il viaggio è crescita per lo spirito”.

Il genio artistico e la follia convivono sempre? “Beh, l’argomento delle devianze rispetto all’arte è proprio quello che sto trattando nella tesi a cui sto lavorando. L’artista generalmente è riconosciuto come colui che stravolge senza rispetto attraverso le idee. Molti veri artisti sono stati folli e dannati, innamorati della sola arte fino al sacrificio supremo. Io personalmente mi definisco un’artista ancora in fase di crescita e quindi non ancora una vera e propria folle”.

Dipingere un quadro significa creare un pezzo unico: quanto sei gelosa di ciò che realizzi? “Non sono gelosa delle mie creazioni. Mi dispiacerebbe di più se venissi derubata di un’idea”.

Sedia a dondolo o montagne russe? “Sedia a dondolo… simbolo di ispirazione”.

Archetto o pennello? “Pennello. La musica per me è arrivata dopo il disegno anche se le due passioni convivono”.

Soffitta o cantina? “Soffitta. E’ lì che sto dipingendo adesso”.

Amore o psiche? Cosa ti auguri per i prossimi dieci anni? “Coltivare il mio estro, produrre, esporre le mie creazioni. Mi vedo comunque nella capanna dell’arte”.

Le campane rintoccano, è mezzogiorno e la nostra chiacchierata all’ombra della Torre Terzano si chiude con il sorriso che solo chi vive di passione e di creatività riesce a comunicare. L’incontro con Sara Petrella è stata un’occasione di semplice profondità, di elegante volontà e soprattutto di pulsante necessità di ricerca: una ricerca che parte dall’anima per raggiungere l’unica grande meta del bello attraverso l’arte. Grazie, Sara.

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