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Il medico campobassano, Massimiliano Guerriero, dopo un anno, torna a raccontare la ‘sua’ Uganda e lancia un messaggio di speranza. “Per il Paese importanti possibilità di sviluppo”

Massimiliano Guerriero, medico campobassano in missione in Uganda

Massimiliano Guerriero, medico campobassano in missione in Uganda

Era il 18 settembre 2014 quando CBlive raccontò la storia di Massimiliano Guerriero, il medico campobassano che aveva portato la sua opera in uno dei paesi più poveri del mondo: l’Uganda.

In quell’occasione Guerriero fece partecipi i lettori di CBlive delle drammatiche condizioni di vita e dell’estrema povertà dell’Uganda. Spiegò come molti ugandesi, per farsi curare, dovevano vendere le uniche tre capre in loro possesso e una volta terminati i soldi, per loro si interrompevano anche le cure”. Oggi, a oltre un anno di distanza, il professionista campobassano, che è tornato in Uganda lo scorso 2 settembre per rientrare nel capoluogo il prossimo 1 ottobre vuole dare un messaggio di speranza a un paese in cui finalmente qualcosa sembra stia per cambiare.

“Sembrano passati dieci anni dalla scorsa volta in cui sono stato qui”, ammette lo specialista. “Stanno asfaltando molte strade, si inizia a parlare di energie alternative e pannelli solari per poter avere la luce nelle case, per attivare una radio o la pompa elettrica per il pozzo. Iniziano a circolare notizie sul modo corretto di lavarsi le mani, si parla di procreazione responsabile, si suggerisce alle ragazze di utilizzare gli assorbenti per evitare infezioni e irritazioni. La popolazione è molto interessata ai telefonini e, ovunque, vengono istallate antenne telefoniche, molto più facili da costruire di un acquedotto”.

“È vero – ammette il medico campobassano – continua a non esserci corrente elettrica ed acqua corrente nelle abitazioni, ma sento che qualcosa sta cambiando”. 

“Dopo gli anni della guerra civile,  – prosegue – ora la popolazione é tornata a coltivare i campi e l’alimentazione non è un problema. Resta sicuramente l’emergenza sanitaria. Malattie come epatite, malaria, aids, tubercolosi, leishmania continuano ad essere diffuse e devastanti, oltre ai tantissimi tumori maligni. Durante la guerra sono arrivati molti aiuti umanitari e sovvenzioni internazionali, esiste sempre una catena di solidarietà durante l’emergenza, ma immediatamente dopo tutti si dimenticano ed il livello di attenzione cala sensibilmente. Ecco – sottolinea Guerriero – in Uganda ora siamo nel dopo aiuti, ci sono possibilità e margini di immenso sviluppo di tipo industriale viste le risorse minerarie, di tipo agricolo. Proprio in questi giorni il presidente dell’Uganda era all’Expo di Milano per parlare delle loro immense produzioni di caffè, ma anche delle tantissime bellezze naturali”.

“Il popolo ugandese, al pari degli altri – dice ancora il mediconon vuole essere colonizzato e sfruttato, vuole solo essere aiutato a crescere e svilupparsi. In questa ottica l’aiuto non deve essere caritatevole, ma improntato alla collaborazione e alla crescita. Ed è proprio in questa ottica – sottolinea – che ho lavorato qui, utilizzando le mie ferie per trascorrere il mese di settembre al St. Mary Hospital -Lacor- Gulu nel Nord dell’Uganda. Un viaggio, reso possibile grazie all’Organizzazione Patologi Oltre Frontiera, che è stato finanziato dalla Fondazione Corti di Milano che sostiene il Lacor Hospital”.

“Rispetto allo scorso anno in cui ho solo lavorato in laboratorio, – racconta inoltre il medico –  nel 2015 mi sono molto confrontato con altri colleghi, tra cui lo straordinario Jimmy Okello radiologo ecografista esperto in biopsie eco guidate di eccellente qualità, spesso veniva da me per avere una conferma di quanto aveva sospettato con l’ecografia. Jimmy, – ricorda che diceva al suo collega Guerriero – ma sei bravissimo a fare queste biopsie”. “Sono stato per tre mesi negli USA a imparare al Johns Hopkins di Baltimora”, gli rispondeva orgoglioso Okello.

“Ecco, – riflette oggi il medico del capoluogo – il futuro dell’Uganda passa per persone come il dottor Jimmy Okello”.

Guerriero ricorda, inoltre, come abbia più volte ospitato un gruppo di studenti del Sudan con il loro insegnante, un pediatra indiano, con il quale ha avuto la possibilità di discutere dell’importanza della istopatologia se si vuole fare una medicina moderna e di alto livello. E racconta ancora di come siano stati presenti anche gli studenti della scuola di tecnici di laboratorio, interna all’ospedale, con i quali ha trattato lo studio della istopatologia.

Per i primi quindici giorni del mese di settembre in Uganda al fianco del medico campobassano anche la moglie, Cinzia Calabrese, che nella vita è avvocato. “Cinzia ha potuto vedere con i suoi occhi come funzionale e viva sia una simile realtà ospedaliera, seppur in un posto così remoto e lontano, e ora – dice lo specialista – lo può raccontare a tutti quelli che credono che le donazioni facciano sempre una brutta fine. Mia moglie, grazie a Fratello Elio Croce, che quando torna in Italia è spesso ospite in trasmissioni Rai per raccontate i suoi 40 anni trascorsi in Uganda, ha inoltre potuto visitare l’orfanotrofio St. Jude Children’s Home di Gulu, dove sono ospitati orfani di genitori morti per Aids o abbandonati alla nascita perché malati. Sempre con Fratello Elio, ha visitato anche la Farm, una fattoria, dove sono coltivate banane, ananas, riso, mais e tante altre cose per sostenere l’orfanotrofio dal punto di vista alimentare e magari per racimolare un po’ di denaro vendendo quanto è in eccesso”.

“L’allegria e la gioia dei bambini, i loro sorrisi, la curiosità verso il telefonino o la macchina fotografica, saranno ricordi che Cinzia porterà per sempre con sé. “Esperienze – dice il dottor Guerriero – che farebbero bene a tutti noi”.  

Perché vedere la gioia che esprimono gli occhi dei bambini che non hanno nessun motivo per gioire, mentre cantano una canzone una è un’esperienza davvero da vivere e raccontare.

fab.abb.

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