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Quando la politica entra in un luogo sacro: il prete, sul finire della Santa Messa, lascia il pulpito a chi elenca i motivi per firmare la petizione contro la ‘Buona scuola’. È quanto accaduto in una Chiesa di Campobasso

Il manifesto della raccolta firme per il referendum abrogativo

Il manifesto della raccolta firme per il referendum abrogativo

FABIANA ABBAZIA

I cattolici si schierano contro la riforma della ‘Buona scuola’ e i motivi per aderire alla petizione, apponendo una firma, vengono elencati dal pulpito di una Chiesa del capoluogo in una tranquilla domenica di settembre, a conclusione della Santa Messa. Qualcuno si indigna per il modo con il quale un tema politico, seppur molto sentito dai cattolici, possa entrare in un luogo sacro, nel quale il settimo giorno della settimana le persone sentono il bisogno di ritrovare la propria spiritualità.

Il banchetto delle firme per aderire alla petizione si trova, infatti, sul sagrato della chiesa e la battaglia, seppur verso quella che in molti definiscono una giusta causa, non avrebbe certo dovuto travalicare alcuni confini, soprattutto alla fine di una Santa Messa, in cui il pulpito si è trasformato quasi in un palco dal quale raccogliere consensi politici.

È vero, la riforma della ‘Buona scuola’ fa discutere in un Paese in cui tutti i governi che si sono succeduti hanno pensato bene di rimodulare come prima cosa il comparto scolastico, già vessato dalla mancanza di fondi e dagli stipendi ridotti dei docenti, che troppo spesso stridono con le loro competenze e la loro passione verso l’insegnamento. Così succede che sindacati e attivisti si mobilitino e la raccolta firme verso la riforma che la scorsa estate è diventata legge prosegua con appositi banchetti anche dinanzi alle chiese del capoluogo.

Proprio come nelle altre città, anche a Campobasso, tra gli attivisti, infatti, non mancano i cattolici che alla riforma contestano il maxi piano di assunzioni che ha costretto padri e madri di famiglia precari a dover accettare incarichi a chilometri di distanza dalle proprie famiglie, pur di diventare insegnanti di ruolo.

Tema questo tra l’altro sostenuto vivamente anche da Papa Francesco, in modo particolare quando nell’Angelus della scorsa domenica, a seguito delle polemiche sui trasferimenti previsti dal nuovo pano di assunzioni, si è rivolto ai precari della Sardegna, affermando “auspico che i problemi del mondo del lavoro siano affrontati tenendo concretamente conto della famiglia e delle sue esigenze”.

A far infervorare i cattolici, anche e soprattutto, l’introduzione affettiva e sessuale, prevista dalla riforma scolastica, in tutte le scuole di ogni ordine e grado e l’introduzione di insegnamenti sulla parità di genere, che per i cattolici si configurerebbe come un modo per introdurre la contrastata ‘teoria del gender’, ovvero quell’ideologia che nega la differenza tra i generi, visti come fenomeno culturale.

Insomma, motivi validi per i quali chiedere di apporre una firma, forse meno validi da trasformare il pulpito di un luogo sacro in un palco per ricevere consensi.

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