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Molise a rischio sismico ‘medio-alto’ e la criticità dei centri storici: l’analisi dell’ingegner Nicola Chieffo

terremoto

MARIA CRISTINA GIOVANNITTI

Il Molise, secondo la mappa della criticità dell’istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si colloca nel rischio sismico ‘medio–alto’, una pericolosità che coinvolge la popolazione ma anche i beni culturali di cui il Molise è ricco. Il Ministero dei Beni culturali e ambientali ha stilato una ‘Carta del rischio’ mettendo il Molise in pole position per la criticità dei beni culturali evidenziando come solo nella provincia di Campobasso sono ben 144 le opere in pericolo in caso di calamità naturale. Di seguito l’analisi e la mitigazione del rischio sismico dell’ ingegner Nicola Chieffo, collaboratore del Professor A. Formisano presso il Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura dell’ Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’, Facoltà di Ingegneria.

Nella classifica nazionale delle zone a rischio sismico, dove si colloca il Molise? “Il rischio sismico da sempre ha suscitato un forte interesse da parte di tecnici locali, Enti ed Università  che si adoperano da anni per la tutela e la salvaguardia del territorio regionale e nazionale. Con il termine rischio sismico intendiamo la misura dei danni attesi in una data zona a seguito di un evento tellurico.  Secondo le mappe di pericolosità sismica del territorio nazionale (in riferimento all’OPCM del 28 aprile 2006 n.3519)  pubblicate dall’INGV,  la Regione Molise si colloca nelle aree ad elevato rischio con valori medio-alti dell’accelerazione massima attesa al suolo (ag)”

Quali sono le zone a maggior rischio in regione? “Analizzando la mappa di pericolosità sismica del territorio regionale (delibera del Consiglio Regionale n.194 del 20 settembre 2006), il territorio molisano è stato suddiviso in diverse zone alle quali si attribuiscono valori di accelerazione sismica al suolo variabile. Da tale suddivisione, fondamentale in quanto permette di definire il livello di pericolosità per le costruzioni ivi edificate, si evince che le zone a maggior rischio sono quelle del basso Molise. L’area in esame è interessata dalla presenza dell’Appennino centro-meridionale (Monti del Matese), che ricade interamente nella regione molisana al confine con la Campania e comprende diverse circoscrizioni della provincia di Campobasso e di Isernia. Tali distretti di zona, appartenenti alla zona sismica di categoria 1, sono caratterizzati da valori di accelerazione al suolo ag >0.25 g, che determinano un’elevata pericolosità per il costruito in caso di terremoto”.

Quando parliamo di valutazione del rischio sismico, a cosa facciamo riferimento? Generalmente un’analisi di rischio è condotta mediante lo studio di tre principali parametri. Il primo è la pericolosità o hazard, intesa come la probabilità che avvenga un evento capace di causare specifici scenari di danno in una data regione in un determinato periodo di tempo. Il secondo è la vulnerabilità, intesa come la quantità di risorse perse in relazione all’evento. Volendo intervenire su tale fattore, si dovrebbero effettuare interventi strutturali di miglioramento ed adeguamento sismico sugli edifici (pubblici e privati), riducendo così il danno alle costruzioni ed alle persone. L’ultimo parametro è l’esposizione, che esprime il valore delle risorse a rischio in un determinato centro urbano. Tale fattore è legato principalmente all’uso del territorio, in particolar modo alla densità abitativa ed alla sua distribuzione”

Quanto si spende per la prevenzione in Molise e quanto veramente si attua? “Sinceramente a questa domanda non saprei rispondere perché le cause concomitanti sono tante e tali da non poter istituire una quantificazione certa. Viceversa chiederei, quanto la Regione Molise è disposta ad investire e quindi spendere per un problema oramai preventivato e da tutti riconosciuto?”

Per il Molise che tipo di interventi di mitigazione dei rischi possiamo attuare? “A mio avviso, prima di esaminare gli interventi di mitigazione, sarebbe opportuno parlare di prevenzione attraverso studi di vulnerabilità sismica. Tali studi mirano a valutare la suscettibilità degli edifici ad essere danneggiati a seguito di un evento sismico. Se focalizziamo l’attenzione ai centri storici molisani la tipologia edilizia molto spesso è caratterizzata da edifici in pietra non sempre squadrata e regolare, con caratteristica costruttiva “a sacco” e presenza di malta oramai pulverulenta. Inoltre si riscontra molto spesso la presenza di cantonali non ammorsati, le strutture in elevazione sono mediamente di due piani con solai non collegati alle murature e coperture spingenti ed assenza di strutture di fondazione.

Tutte queste “deficienze” strutturali rappresentano dei fattori di vulnerabilità significativi nei riguardi di un ipotetico movimento tellurico, prescindendo dal grado di intensità dell’evento stesso.

Molto spesso accade che le amministrazioni comunali non si adoperano nell’attuazione di studi di vulnerabilità sismica, in assenza dei quali non risulta possibile pianificare  adeguati interventi atti alla mitigazione del rischio, che consistono in interventi che condizionano solo limitatamente il comportamento delle costruzioni (interventi locali) o che ne modificano in maniera più o meno significativa la risposta sismica (interventi di miglioramento ed adeguamento).

Quest’atteggiamento superficiale mette a rischio l’intero patrimonio costruttivo molisano. Infatti, alcune amministrazioni comunali hanno le loro sedi in edifici storici non edificati per resistere alle azioni sismiche e, pertanto, fortemente a rischio in caso di terremoto. D’altro canto i privati risentono spesso della mancanza di adeguate informazioni sul problema e di adeguati strumenti di incentivazione ad intervenire sul costruito e, di conseguenza, non riescono a tutelare se stessi e le proprie unità immobiliari”.

Pertanto, gli studi preventivi di vulnerabilità sismica in congiunzione con interventi mirati al miglioramento del comportamento sismico delle costruzioni rappresentano gli strumenti atti a salvaguardare l’incolumità di persone e cose in caso di evento tellurico.

 

 

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