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Il cartellone degli eventi estivi si chiude con la storia della Campobasso del ‘700: i nostri concittadini si liberarono dai soprusi del Regno di Napoli. La guida della città fu affidata al popolano Salvatore Romano

Un momento dello spettacolo 'Salvatore Romano - Una storia da riscoprire della Campobasso del '700'

Un momento dello spettacolo ‘Salvatore Romano – Una storia da riscoprire della Campobasso del ‘700’

Conclusione con la preziosa e importante storia della città di Campobasso per il cartellone ‘Estate in città’, organizzato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso. In scena, a Largo Japoce, per l’ultimo spettacolo degli eventi estivi dell’amministrazione comunale, la storia di Salvatore Romano nella Campobasso del Settecento (1738-1742) con il testo e la regia di Walter Santoro e Francesco Vitale e con Pasquale Arteritano, Laura Di Rito, Fabrizio Discenza, Davide Fratangelo, Aldo Gioia, Michele Manocchio, Annachiara Pedicino, Walter Santoro, Enrico Varriano, Marco Vignone e Francesco Vitale.

Attori campobassani per la storia del riscatto dei nostri concittadini nel ‘700, quando l’attuale capoluogo regionale si affrancò dal viceregno, unendosi come demanisti per diventare una città. E il 4 marzo 1734 i cittadini campobassani conseguirono l’autonomia, affidandone la guida a Salvatore Romano, l’uomo proveniente dal popolo, dalle campagne.

Nel 1742 i cittadini, con una colletta popolare, raccolsero 102.841 ducati con i quali riscattarono la città al demanio. La titolarità nominale del feudo fu conferita alla famiglia contadina dei Romano che rimase feudataria fino al 1806, quando la feudalità fu abolita e fu istituita la Provincia di Molise con Campobasso capoluogo. La città di Campobasso diventerà, successivemente, città d’Europa perché darà un importantissimo esempio di civiltà a tutte le altre nazioni attraverso l’impegno e il valore civile dei suoi cittadini.

Il 4 marzo dello stesso anno fu celebrata a Campobasso la cerimonia d’investitura e la consegna delle chiavi di città a Salvatore Romano, contadino di umili origini, garante di una discendenza di ben dodici figli maschi.

Un momento dello spettacolo 'Salvatore Romano - Una storia da riscoprire della Campobasso del '700'

Un momento dello spettacolo ‘Salvatore Romano – Una storia da riscoprire della Campobasso del ‘700’

Una storia che ha positivamente stupito i tantissimi spettatori assiepati nel centro storico, a Largo Japoce, sede quest’anno di diversi eventi del cartellone degli eventi estivi, organizzati dall’assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso.

Una riscoperta storica importante per la città e per i suoi cittadini, che hanno scoperto di avere avuto avi capaci di ribellarsi dal dominio partenopeo. Fu una vera e propria rivoluzione popolare e culturale.

Lo spettacolo è stato messo in scena dopo il convegno dello scorso mese di maggio, dal tema ‘Il riscatto al demanio della città di Campobasso’, organizzato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso, insieme alla Regione Molise, all’Iresmo e alla Provincia di Campobasso, in una collaborazione tra enti voluta fortemente dall’assessore comunale Emma de Capoa.

In seno al convegno fu proiettato un cortometraggio, diretto dal regista Santoro, ambientato nella Campobasso dei nostri giorni in cui un gruppo di ragazzi, studenti liceali, si ritrova ai piedi del Castello Monforte per trascorre il pomeriggio e un loro compagno, spray alla mano, è  intento ad imbrattare le pareti del simbolo per antonomasia della città. Il ragazzo porta il nome di Salvatore Romano. A spiare questo gruppetto di adolescenti da dietro le mura del Castello, è il regista stesso, Walter Santoro, nei panni di un fantasma che farà poi recapitare loro, simultaneamente, una serie di messaggi contenenti le istruzioni che daranno immediatamente il via ad una caccia al tesoro all’interno delle vecchie mura del centro storico. Inizia, così, una sorta di pellegrinaggio di questi giovani per le strade della Campobasso vecchia dove si trovano a scoprire, complici i messaggi del misterioso fantasma, la storia della loro città, il valore dei palazzi, delle mura e di quelle vie che portano il nome dei personaggi simbolo della storia molisana.

Applausi a scena aperta alla conclusione dello spettacolo con l’assessore Emma de Capoa, chiamata ai saluti finali: “Il mio grazie va a tutti coloro che hanno contribuito all’ottima riuscita del cartellone degli eventi estivi – le parole dell’assessore alla Cultura –. Sono stati due mesi e mezzo intensi, che hanno dato spazio all’arte di coloro che sono stati chiamati ad accompagnare le serate dei nostri concittadini nei tantissimi eventi inseriti nel cartellone. Grande inizio con lo spettacolo di Scifoni, ‘Le ultime sette parole di Cristo’, ottima chiusura con la storia della città di Campobasso nel ‘700 e tantissimi appuntamenti che hanno appassionato le centinaia di persone presenti a ognuno dallo scorso 6 luglio fino ad oggi. Ora ci proiettiamo agli eventi natalizi, mentre l’appuntamento con ‘Estate in città’ è per il 2016”.

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