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‘Il riscatto al demanio della città di Campobasso’, la storia cittadina all’ex Gil. L’assessore de Capoa: “Valorizziamo le radici e la cultura del capoluogo”

demanioCRISTINA SALVATORE

Si è tenuto all’auditorium dell’ex Gil il convegno dal tema ‘Il riscatto al demanio della città di Campobasso’, organizzato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso, insieme alla Regione Molise, all’Iresmo e alla Provincia di Campobasso, in una collaborazione tra enti voluta fortemente dall’assessore comunale Emma de Capoa.

Presenti in sala numerosi studenti del Liceo Classico ‘Mario Pagano’ di Campobasso per assistere alla proiezione del cortometraggio dal titolo ‘Salvatore Romano signore per un giorno’, che ha visto come protagonisti alcuni dei loro compagni di istituto diretti magistralmente dal regista e autore del corto Walter Santoro.

cortometraggioAd aprire l’evento, sul palco dell’auditorium, l’assessore comunale alla Cultura, Emma de Capoa, che, dopo i saluti istituzionali, ha portato all’attenzione dei presenti in sala l’importanza del tema trattato: “La nostra storia e la nostra cultura – le parole dell’assessore de Capoavengono valorizzate da un evento che ha ad oggetto un momento molto difficile della storia di Campobasso. Un periodo in cui i campobassani della metà del XVIII secolo riuscirono a liberarsi dal giogo del feudalesimo, anticipando di quasi cinquant’anni quella che nel 1806 sarà appunto la legge sull’eversione dal feudalesimo. L’amministrazione comunale di Campobasso – ha proseguito l’assessore alla cultura – ha tenuto in modo particolare a questo convegno anche perché è necessario per introdurre ed inquadrare storicamente una rappresentazione teatrale che sarà poi inserita nel pogramma degli eventi estivi”.

Le luci della sala, poi, si spengono e sullo schermo partono le immagini del cortometraggio – diretto dal regista Santoro – ambientato nella Campobasso dei nostri giorni in cui un gruppo di ragazzi, studenti liceali, si ritrovano ai piedi del Castello Monforte per trascorre il pomeriggio ed un loro compagno, spray alla mano, è  intento ad imbrattare le pareti del simbolo per antonomasia della città. Il ragazzo porta il nome di Salvatore Romano. A spiare questo gruppetto di adolescenti da dietro le mura del Castello, è il regista stesso, Walter Santoro, nei panni di un fantasma che farà poi recapitare loro, simultaneamente, una serie di messaggi contenenti le istruzioni che daranno immediatamente il via ad una caccia al tesoro all’interno delle vecchie mura del centro storico. Inizia, così, una sorta di pellegrinaggio di questi giovani per le strade della Campobasso vecchia dove si trovano a scoprire, complici i messaggi del misterioso fantasma, la storia della loro città, il valore dei palazzi, delle mura e di quelle vie che portano il nome dei personaggi simbolo della storia molisana.

Alla fine questi ragazzi scopriranno che esattamente nel 1742 la cittadinanza di Campobasso, con una colletta popolare, raccolse 102.841 ducati con i quali riscattò la città al demanio. La titolarità nominale del feudo fu conferita alla famiglia contadina dei Romano che rimase feudataria fino al 1806, quando la feudalità fu abolita e fu istituita la Provincia di Molise con Campobasso capoluogo. La città di Campobasso diventerà quindi città d’Europa perché darà un importantissimo esempio di civiltà a tutte le altre nazioni attraverso l’impegno e il valore civile dei suoi cittadini.

 Il 4 marzo dello stesso anno fu celebrata a Campobasso la cerimonia d’investitura e la consegna delle chiavi di città a Salvatore Romano, contadino di umili origini, garante di una discendenza di ben dodici figli maschi. Quel ragazzino con lo spray in mano altri non era che l’erede della lunga dinastia dei Romano e il fantasma si rivelerà alla fine Salvatore Romano in persona.

La caccia la tesoro si conclude ma quando una ragazza del gruppo chiede agli altri in che cosa potrebbe consistere il premio vinto, la risposta arriva con lo scorrere dei titoli di coda:

“La più grande ricchezza che possiamo ottenere è la conoscenza che rende liberi e consapevoli”.

Applausi in sala.

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