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Misure alternative al carcere: il Molise firma il Protocollo. Il Governatore Frattura: “Avviato un percorso importante”

L'ingresso della casa circondariale di Campobasso

L’ingresso della casa circondariale di Campobasso

Ministero della giustizia, Regione Molise, Anci e Tribunale di sorveglianza di Campobasso uniti per il reinserimento di persone condannate alla reclusione. E’ stato, infatti, siglato a Roma, nella Sala Livatino di via Arenula, l’accordo operativo per attuare azioni in materia. Attorno al tavolo per la firma dell’intesa il ministro Andrea Orlando, il governatore Paolo Di Laura Frattura, il presidente dell’Anci Molise Pompilio Sciulli, unitamente al presidente del Tribunale di sorveglianza di Campobasso, Daniela Della Porta, al capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Santi Consolo e al provveditore regionale reggente Claudia Di Paolo.

Si tratta del decimo protocollo sottoscritto dal nuovo Governo, che segue quelli siglati con le Regioni Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Umbria, Puglia, Sicilia, Lombardia e Abruzzo. Altri due erano, invece, quelli già firmati dal Ministro Cancellieri con Emilia Romagna e Toscana, mentre si sta attualmente lavorando per delle intese simili con Piemonte e Basilicata.

Nel documento siglato, una particolare attenzione è stata riservata ai tossicodipendenti, per i quali sono previsti speciali percorsi riabilitativi e rieducativi. In tale ottica, le parti che hanno aderito al protocollo si sono impegnate: a favorire la collaborazione fra i propri servizi e quelli del territorio deputati all’accoglienza dei detenuti; a individuare i soggetti tossicodipendenti potenzialmente idonei all’inserimento nell’ambito di un percorso terapeutico; a considerare come presi in carico i soggetti attualmente presenti sul territorio regionale, anche se con residenzialità diversa, contenendo l’ingresso di altri detenuti da fuori regione per ridurre il fenomeno del sovraffollamento negli istituti penitenziari molisani; a predisporre un piano di azione regionale per favorire l’applicazione delle misure alternative e consentire l’attivazione di percorsi rivolti ai carcerati con problematiche correlate alle dipendenze patologiche.

In particolare, la Regione si è impegnata ad adottare misure per potenziare le capacità recettive delle comunità residenziali anche di tipo terapeutico, che possano ospitare chi si trova agli arresti domiciliari. Contestualmente dal Ministero si cercherà, salvo casi eccezionali, di non trasferire i detenuti individuati per l’inserimento comunitario. Da Roma saranno poi promossi, con il contributo della Cassa delle Ammende, progetti condivisi con la Regione Molise. Inoltre, da via Genova e dall’Anci  anche l’impegno di favorire nei diversi comuni molisani la sottoscrizione di accordi per sostenere le attività a favore delle vittime del reato.

Le misure alternative saranno applicate tenendo soprattutto in considerazione chi è privo di risorse economiche e familiari. Tutti gli enti coinvolti si sono inoltre anche impegnati a condividere, all’inizio di ogni esercizio finanziario, per quanto di propria competenza, le previsioni di spesa per attuare concretamente il protocollo ed elaborare così una progettazione comune che oltre all’intesa tenga conto di ulteriori finanziamenti che potrebbero provenire da altri enti e dal Fondo Sociale Europeo.

“Nella ferma condivisione – commenta il governatore Frattura – del principio secondo cui il carcere non rappresenti l’unica esperienza penale possibile e che sia giusto provare a realizzare misure alternative alla detenzione, questa firma è un segno di attenzione verso il sovraffollamento delle carceri, che spesso ha i contorni della drammaticità sociale. Il coinvolgimento di Regione e Anci Molise, in una stretta e proficua collaborazione con il Ministero della giustizia e il Tribunale di sorveglianza di Campobasso – ha proseguito il numero uno del Molise – ci consentirà di realizzare quella rete di presenza, assistenza e solidarietà con la quale saremo in grado di assicurare una migliore qualità della vita nelle carceri attraverso la costruzione sul territorio di percorsi di reinserimento socio-economico e lavorativo, destinati in particolare ai soggetti detenuti più fragili”.

fab.abb.

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