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‘Mafia Capitale’, la cupola che guadagnava sugli immigrati voleva estendere i tentacoli della malavita anche in Molise, sul centro di accoglienza di San Giuliano di Puglia

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MARIA CRISTINA GIOVANNITTI

Gli immigrati fruttano più della droga, parola dell’ex terrorista Massimo Carminati. Ecco perché ogni emergenza ed ogni centro di accoglienza era visto come un pozzo di denaro pubblico in cui attingere guadagni. Ecco perchè, nel 2013, il nascente centro di accoglienza molisano di San Giuliano di Puglia era stato preso di mira dalla banda mafiosa.

Il film profetico di Paolo Sorrentino,‘La Grande Bellezza’ è stato un segno premonitore rivelatosi oggi un’amara e degenerante realtà nell’operazione ‘Mafia Capitale’, un indagine incrociata della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Ros. In questo modo ‘Roma Ladrona’ non è solo un appellativo usato dalla Padania per dispregiare i terroni ma una cupola di rapporti fatti di stampo mafioso, estorsioni, omertà e business di immigrati.

Fino ad ora nella maxi operazione ci sono ben 37 arrestati, tutte poltrone dirigenziali della politica romana, e 100 indagati tra cui nomi eccellenti come l’ex sindaco Gianni Alemanno. Il perno della banda mafiosa era Massimo Carminati, ex terrorista dei Nar ed arrestato. È lui ad attivare la ‘Teoria del Mondo di Mezzo’: “Noi siamo a metà tra il mondo dei vivi e dei morti”, una chiara metafora per spiegare il ruolo di collante tra la sua banda mafiosa e l’imprenditoria e la politica sottomessa.

I loro guadagni arrivavano dai soldi che Roma riceveva per gestire l’emergenza rom, per esempio solo 25 milioni di euro per il 2013, ma anche dall’emergenza immigrati e dai centri di accoglienza, affari sporchi gestiti da Luca Odevaine, ex vice capo gabinetto di Veltroni.

Come entra il Molise in questa cupola? Dalle intercettazioni dei Ros, in una conversazione del 7 maggio 2013 tra Sandro Coltellacci, dirigente di una cooperativa e Salvatore Buzzi, fulcro di questa rete, si parla del nascente centro di accoglienza molisano di San Giuliano di Puglia. Coltellacci riferisce di aver parlato con Luca Odevaine, lui che s’interessa dei centri, e di avergli chiesto come potersi infiltrate in questa struttura e quindi in Molise ma (per fortuna) non c’è stato nulla da fare.

Coltellacci:Gli ho detto a Luca ‘Ma perché non ce manni in Molise a noi? Perché mo aprono’. E lui m’ha risposto: ‘Eh ma li ce sono i sindaci locali … “

Buzzi : “E chi possiamo trovà come interlocutore, là? In Molise? Eh, niente, non c’amo nessuno… Di Pietro! Annamo da Di Pietro”.

Coltellacci: “In Molise c’è Di Pietro che non fa più un cazzo credo, no? Che fa mo Di Pietro? Non farà più un cazzo, pure al paese suo”.

 

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