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Viaggio nel mondo della Zampogna: dalle origini ai tempi recenti

zampogna

Foto tratta da montidelmatese.it

ALDO ABBAZIA

La parola zampogna deriva dalla parola ‘simphonia’ che compare nell’antico testamento, anche se sembrerebbe già essersi attestata per la prima volta tra i Romani. Per i materiali di cui si compone, la laboriosa manutenzione, nonché per l’autonomia dello strumento che può essere suonato in solitudine, la zampogna appartiene al mondo pastorale. Suonata in solitudine dai pastori nei lunghi periodi dei pascoli fa riferimento ai suoni della natura.

Avvicinandoci ai tempi recenti, nel XVII secolo presso le corti francesi, apparvero le ‘sourdeline’, con riflessi della musica colta. Uno strato sociale più basso è quello in cui comparve la zampogna e gli zampognari itineranti che si attestarono a partire dal Medioevo, fino ai nostri giorni.

La zampogna è montata con ance doppie e internamente è a sezione conica. Composta da una pelle intera di capra o pecora, le aperture sono legate saldamente con quattro canne divergenti e di lunghezze diverse, cioè due canne, una ritta per la melodia e l’altra per l’accompagnamento, con bordoni a nota singola. Per suonarla occorre un flusso di aria continua dalla sacca gonfia, fino alle canne, per cui è impossibile interrompere uno stesso suono. Nel Sud Italia ci sono due gruppi di zampogne: quella laziale-molisana e quella campana-calabro-lucana, che si differenziano per il timbro del suono e per la costruzione.

Addirittura nella mitologia si riporta ad una gara tra Apollo e Pan a chi meglio suonasse la zampogna, dove come arbitro fu scelto Mida. Quest’ultimo senza pensare alle conseguenze diede la vittoria a Pan, ma fu punito dal dio che gli fece crescere le orecchie in modo talmente smisurato che lo stesso si affrettò a coprirle, finendo però subito dopo smascherato da suo barbiere.

A parte la mitologia che la fa suonare anche ad Apollo, anche la cosiddetta musica colta ha tratto spesso l’ispirazione dalla musica popolare, subendo il fascino della polifonia propria degli strumenti popolari tipici come la cornamusa e appunto la zampogna, la sua variante italiana. Spesso, di questo strumento e della sua musica si trovano citazioni proprio in composizioni di ambientazioni pastorali. Il pastore ha, infatti, un ruolo centrale nella narrazione biblica della natività e viene spesso raffigurato munito di zampogna o cornamusa nelle scene che annoverano innumerevoli dipinti dell’Adorazione dei pastori e in quelli dell’annuncio della nascita di Gesù.

Tornando ad oggi invece gli echi delle zampogne ricorrono nel periodo natalizio e in questo tempo gli zampognari fanno la loro comparsa in molte città italiane per le novene, ovvero i nove giorni in cui si prega per ottenere una grazia, per averla ricevuta o per onorare festività particolari. Nel Cristianesimo è prefigurata, infatti, dai nove giorni che gli apostoli con i primi discepoli dovettero aspettare in raccoglimento e preghiera per l’avvento dello Spirito Santo.

Di solito le due novene, quella dell’Immacolata e del Bambino vengono eseguite da piffero e zampogna sulla musica di Sant’Alfonso de’ Liguori, ‘Tu scendi dalle stelle’, che accompagna le strofe cantate da suonatore di ciaramella. Ormai è però raro che le novene siano eseguite per la mancanza di tempo delle famiglie alle quali erano dirette. In futuro…chissà.

 

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